Luis Suarez

Ancora del caso Suarez e di come sia uno specchio dell’Italia di oggi

CALCIO

La cosa che trovo veramente interessante del caso Suarez è che tutta la vicenda dell’esame-farsa è un vero e proprio specchio di arci-italianità.

Pensate a Fabio Paratici. Benché io sia profondamente convinto del fatto che la sua preparazione lo avrebbe dovuto portare come dirigente agli stessi livelli che ha raggiunto da calciatore, non penso che non sappia che il Ministro dei Trasporti non è precisamente competente sulla questione della cittadinanza per matrimonio.

Quando Paratici ha contattato la sua quasi concittadina e quasi coetanea Paola De Micheli, cercava palesemente una sponda. Si è comportato, insomma, come ci si aspetta faccia l’italiano medio. Che poi, in quanto responsabile dell’area tecnica, escludo che sia competenza di Paratici alla Juventus cercare di velocizzare una pratica di cittadinanza. Ma questo discorso ci porterebbe lontani dal punto.

Ancora ribadendo che ritengo Paratici non all’altezza del ruolo che ricopre, confido anche che non penso sia talmente incompetente da trattare Luis Suarez, giocatore che si muove incassando stipendi dai 10 milioni all’anno in su, senza sapere che avrebbe corso il rischio di non tesserarlo. Paratici era certo che una soluzione sarebbe stata trovata.

Credetemi: so di cosa sto parlando. Durante i miei anni alla FIBS (Federazione Baseball Softball) mi sono occupato di decine di pratiche di riconoscimento della cittadinanza per discendenza. Si tratta dei giocatori definiti impropriamente oriundi. Che sono in realtà italiani di seconda o terza generazione.

In 10 anni o giù di lì, ho viste le classiche cose che voi umani non potete neanche immaginare. Ho visto una Questura rilasciare un passaporto italiano con il doppio cognome, mentre in Italia di cognomi se ne assume solo uno, allora (2007) necessariamente quello del padre. Ho ricevuto lettere di mamme italo americane che mi dettagliavano come, rifiutando al figlio la cittadinanza, andavo a troncare il sogno di un ragazzo, che desiderava giocare alle Olimpiadi per il paese dei suoi nonni. Neanche la cittadinanza la concedessi io. Ho visto funzionari di Consolato dirmi sprezzanti che mi avrebbero concesso un appuntamento “dopo sei mesi” e poi richiamarmi ossequianti dopo aver ricevuto la telefonata del politico di turno. Ho visto la dirigenza di una squadra ricoprirmi di insulti perché provavo a far capire che le donne prima del 1948 non potevano trasmettere la cittadinanza italiana. Cosa dicessero le leggi, non era un loro problema. Io ero stato individuato per facilitargli la vita. E non dovevo permettermi di non farlo.

Per farsi spiegare come funziona la legge sulla cittadinanza italiana, non è che serva un Ministro. Basta uno studente che ha superato il primo esame di Diritto Costituzionale. Ma se si vuole stare sul sicuro, esistono decine di studi legali specializzati proprio in queste pratiche. Quello di Paratici e della Ministra De Micheli è un teatrino un po’ triste.

Sulla questione della cittadinanza, comunque, Paratici e la De Micheli non sono gli unici che farebbero meglio a nascondersi. Ci sono fior di giornalisti e commentatori che legittimano la vergognosa ipotesi che concedere una cittadinanza facile a uno famoso non sia poi tutto questo problema. Uno per tutti è Vittorio Feltri. Che come giornalista si è dimesso. Ma come commentatore è piuttosto in auge.

E il caso Suarez non è che il primo di una serie lunga. Nel 2008 si alzarono gli scudi per concedere la cittadinanza a Mario Balotelli, che essendo figlio di stranieri non poteva ottenerla prima di compiere i 18 anni. E che per questo non avrebbe potuto rappresentare l’Italia alle Olimpiadi di Pechino.

In quel caso mi sarei aspettato di sentire autorevoli opinion leader dire in modo esplicito che non sarebbe stato decente fare un favoritismo per un calciatore mentre centinaia di migliaia di ragazzi nati in Italia da genitori stranieri erano nella sua stessa condizione senza che nessuno prendesse a cuore il loro caso..

Quelli che sembrano conoscere bene la cittadinanza italiana sono i leghisti che sono insorti contro il Presidente della Regione Liguria Toti, che ha celebrato la prima nata del 2021 in Liguria.

Purtroppo hanno ragione. I leghisti, dico. Chi nasce in Italia da cittadini stranieri non è Italiano. E invece di indignarsi, i politici della presunta sinistra dovrebbero far qualcosa per darci una legge sulla cittadinanza che sia al passo con i tempi.

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La foto di copertina è tratta da Calciopolis.it

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