Luis Suarez il giorno dell'esame di Italiano

Non diamo la colpa a Suarez per le mancanze della legge sulla cittadinanza

SCHIROPENSIERO

Ho perso tempo fa la battaglia per far capire la legge sulla cittadinanza italiana. Durante i miei anni da responsabile della comunicazione della Federazione Italiana Baseball Softball (FIBS) ho convissuto con una marea di polemiche. La Nazionale di baseball ha infatti spesso fatto ricorso a giocatori di scuola americana (sia del nord che del centro) e cittadinanza italiana per discendenza.

Quando ero un semplice tifoso, si contestavano gli italo americani del baseball per la scarsa conoscenza della nostra lingua e perché “toglievano il posto” a un giovane di scuola italiana. Da addetto stampa FIBS si è aggiunto qualcosa del tipo “allora non capisco perché non posso far giocare il figlio del cinese che ha rilevato il ristorante sotto casa mia, che è nato in Italia”.

Ho sempre risposto che la cittadinanza italiana non dipende dal luogo di nascita e della lingua che si parla. E se per il luogo di nascita è ancora così (o quasi: ci torniamo su), per chi acquisisce la cittadinanza per matrimonio o per residenza è ora necessaria una conoscenza dell’Italiano che il Quadro Comune Europeo di Riferimento per la Coonoscenza delle Lingue (QCER o CEFR per l’acronimo Inglese) definisce di livello B1, ovvero che dimostri “una iniziale indipendenza in situazioni di vario tipo”.

A introdurre la novità è stato il Decreto Unico Immigrazione e Sicurezza, meglio noto come Decreto Salvini, in vigore dal 5 ottobre 2018.

Due anni fa il calciatore Cesar Luis Suarez non avrebbe dovuto sostenere l’esame di italiano di cui tanto si sta parlando in questi giorni.

L’esame taroccato è comunque l’unica cosa che non va nella procedura che Suarez ha seguito per ottenere la cittadinanza. Ottenerla per matrimonio è espressamente previsto dalla legge da decenni.

Lo sdegno per il “privilegio del calciatore famoso” che ha l’opportunità che ai “ragazzi che nascono e studiano qui” non è offerta non ha un senso. La tesi ha trovato con testimonial del livello della vice presidente della Regione Emilia Romagna Elly Schlein, del giornalista Paolo Berizzi, dell’attore Alessandro Gassman, del sindacalista Aboubakar Soumahoro. Sono tutte persone che stimo molto. Ma hanno torto.

Suarez ha cercato di ottenere la cittadinanza a cui ha diritto per legge, visto che sua moglie ha la doppia cittadinanza (uruguagia e italiana). Per i “ragazzi che nascono e studiano qui” non esiste al momento una norma di legge che consenta il riconoscimento della cittadinanza italiana prima che compiano i 18 anni. La precedente legislatura ha lavorato a una legge che puntava a dare rilievo ai ciclo di studio seguiti (perciò il principio fu chiamato dello ius culturae), ma la maggioranza non è riuscita a farla approvare. Punto e a capo.

Non difendo Suarez, che ha cercato di aggirare l’esame. Ma chi vuole una (sacrosanta) modifica alla cittadinanza che prenda atto delle mutate condizioni del nostro Paese deve fare una proposta di legge in Parlamento e trovare una maggioranza che la voti. Non farsi bello sfruttando la popolarità di Suarez e la visibilità che il suo esame burla ha avuto.

La legge sulla cittadinanza italiana risale al 1912. Intendeva tutelare il diritto dei discendenti degli emigranti di fine XIX secolo a tornare nel loro Paese di origine. La modifica più rilevante alla legge data 1992. Un intervento sostanziale è dovuto.

Personalmente non credo che uno ius soli puro (è Italiano chiunque nasca nel territorio della Repubblica) abbia senso in una terra di frontiera quale l’Italia del secolo XXI è. Bisogna essere realisti: una donna incinta sbarcata in modo clandestino avrebbe poi diritto a rimanere per accudire il figlio, che una volta nato sarebbe Italiano. Trovo inutile nascondersi che questo sarebbe un problema molto serio, per l’Italia e per l’Unione Europea. Ma che un bimbo nato e cresciuto in Italia non posso avere la cittadinanza fino al diciottesimo anno di età è una vera e propria indecenza.

Il Decreto Salvini, oltre all’esame sul quale è incespicato Suarez, ha introdotto anche diversi altri ostacoli all’ottenimento della cittadinanza per matrimonio o residenza (servono comunque 10 anni, 4 ai comunitari). Lo Stato ha infatti tempo 4 anni (non più 2) per esaminare la pratica. E al cittadino italiano per naturalizzazione può ora essere revocata la cittadinanza, se viene condannato per reati commessi con finalità di terrorismo.

Salvini ha provato a rendere più difficile la vita anche a chi vuole ottenere la cittadinanza per discendenza. Il suo Decreto prevedeva inizialmente che la trasmissione della cittadinanza in linea retta fosse limitata a 2 generazioni, quindi a chi aveva il padre o il nonno come avo italiano. Il Senatore Ricardo Merlo, fondatore del Movimento Associativo Italiani all’Estero, all’epoca Sottosegretario agli Esteri, lo ha però convinto a desistere. Merlo, classe 1962, è un Italiano nato a Buenos Aires e ha acquisito la cittadianza per discendenza (iure sanguinis).

Per una volta, e penso sarà l’ultima, sarei stato d’accordo con Salvini. Credo che lo iure sanguinis vada ormai temperato. Trovo equo fermare il riconoscimento dell’origine alla seconda generazione. Con una scappatoia rappresentata dalla possibilità di tornare a vivere definitivamente in Italia. La modifica potrebbe arrivare dopo un periodo di sanatoria che consenta ai discendenti di Italiani che intendono farlo di ottenere la cittadinanza, indipendentemente dall’antichità della genealogia.

Sono mie considerazioni, non ho la pretesa della verità rivelata. Ho viceversa la pretesa che chi parla di cittadinanza lo faccia dopo essersi informato. La nascita in Italia, per la legge, non è il requisito per essere cittadini italiani.

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