Il Gianni Falchi di Bologna

Al Biassanot a Bologna il Nador Tour trionfa

La guida gastronomica Baldhead, Nador Tour

Torna il Nador Tour. Il leggendario Fiat Freemont bianco, per l’occasione dotato di lussuosi pneumatici 4 stagioni, ci porta da Parma a Bologna.

Il Gianni Falchi di Bologna è il primo stadio da baseball che ho visitato da tifoso. Correva l’anno 1977 e avevo traviato mia madre a portarmi in treno. Al ritorno sfruttammo la gentilezza di Mino Catuzzi e salimmo sul pullman della Crocetta softball.

In quel giorno del 1977 la Germal vinse facile contro la Famir Bologna, io tenni lo score e Ron Coffman battè un fuoricampo. Giorgio Castelli non scese in campo se non come suggeritore di prima. Ci saranno poi trasferte meno felici a Bologna. Come una del 1983. Questa volta andai in auto con un amico, senza avere un’idea di dove si trovasse il Falchi. Da smalltown boys, uscimmo dalla tangenziale e ci dirigemmo verso il centro di Bologna, con il risultato di perderci e arrivare a partita iniziata. La giornata finì con una lite furiosa con un vicino di posto.

Al Falchi ho testimoniato anche un certo numero di risse. In una fu coinvolto il mio vicino di tavolo di questo Nador Tour: Marco Nanni. Ma quella più leggendaria riguarda la Coppa dei Campioni 1986, con Lenny Randle che ebbe la peggio nella rissa con Paolone Cherubini e subì anche una squalifica per la gara serale. Il Parma, allenato da Sal Varriale, vinse quella Coppa. Ricordo che Sal sostituì Massimo Fochi su uno strike out ottenuto. Io commentai “ma lo cambia su uno strike out?”. A fianco a me si trovava John Noce, scout del Parma e della Nazionale, che se ne andò scuotendo la testa. Il lancio di Fochi sul conto pieno era in effetti un ball evidente, ma il battitore della Fortitudo aveva girato la mazza.

Al Gianni Falchi sono anche andato più di qualche volta per niente. Il terreno di gioco non è che abbia mai avuto un drenaggio perfetto. In linea di massima, la pioggia al Falchi ha sempre significato rinvio. Tranne una volta, in occasione delle finali IBL 2016. Quando si concluse la mia carriera di telecronista per FIBS TV e quella di Silvano Filippi come arbitro.

“Sarebbe una giornata perfetta” commenta Marco Nanni, ex catcher, ex manager Fortitudo, ex coach azzurro e ospite d’onore del Nador Tour “ma bisognerebbe concluderla andando a vedere una partita”.

Questa terza edizione stagionale del Nador Tour è stata in effetti messa in calendario in assenza di partite a Bologna. Ma provateci voi, a far coincidere le date del Tour con il calendario del campionato e quello, molto più serrato, del nostro fotografo e food and beverage manager (F&B), che si è messo in mente di documentare tutti gli eventi sportivi di Parma e provincia.

A Nanni, in quanto special guest, riservo un coming out non indifferente. Gli chiedo se ricorda quando scaraventò in campo un bidone e lui non fa una piega: “Era Rimini?”.
Aggiungo che da quella occasione il Nador Tour lo ha sempre nominato come BagialeNanni. Ai miei lettori resta da confermare che hanno capito l’allusione. Nanni ha incassato con classe.

Gran parte delle chiacchiere da NadorTour sono state dedicate alla formula del massimo campionato di baseball. La discussione è stata corposa perché capace di auto alimentarsi. Nel senso: non era una discussione, perché eravamo tutti d’accordo nel dire che questo è un campionato assurdo. Quindi, ci caricavamo l’un l’altro.

Avere un campionato di baseball che ha lo stesso numero di partecipanti delle 2 leghe della Major League Baseball non è l’unicità italiana più sensazionale, ma è probabilmente la più curiosa. Senza entrare nel merito, perché non mi piace sparare sulla Croce Rossa, ho una domanda da fare: quale sarebbe lo scopo di questa operazione?

La domanda è ovviamente retorica. Quale sia lo scopo, lo so benissimo: generare consenso. Ma la cosa più interessante è che un’operazione che punta a generare consenso di solito si fa dopo aver almeno annusato l’aria e capito come si fa a rendere contenti quelli che esprimono il consenso. In questo caso, apparentemente non è contento nessuno. A parte chi vota alle elezioni FIBS, naturalmente. Visto che Andrea Marcon e il suo Consiglio non hanno mai fatto mistero di voler adottare una formula capace di “allargare la base”.

Per dire quanto io pensi che la cosa abbia un senso, vi invito a riflettere su questo. Viste le proporzioni di praticanti, se il baseball italiano ha un campionato a 30 squadre, il calcio dovrebbe avercelo a 250 o 300.

Il terzo Nador Tour 2022 si è svolto alla Trattoria al Biassanot di via Piella, proprio a fianco della celebre finestrella del centro di Bologna.

La finestrella di via Piella a Bologna
La visuale dalla finestrella

Dopo aver studiato il menu per giorni, mi sono seduto sabato 30 aprile con un dubbio irrisolto: tagliatelle al ragu o lasagne verdi? Ho poi preso il coraggio a 2 mani e chiesto se fosse possibile avere un bis. La signorina addetta a prendere i nostri ordini ha sospirato e poi detto “dipende da quanti altri lo prendono”.
Dopo il timido “a me va bene” di Daniele Mattioli, è partita una serie di “io” che in breve ha portato a un’unanimità schiacciante tanto quella che ha definito “assurda” la formula del campionato di baseball.

Le tagliatelle erano cotte al dente in maniera perfetta e il ragu era fatto come dio comanda. Le lasagne verdi erano freschissime e dotate della giusta dose di besciamella, che permetteva al boccone di sciogliersi in bocca in modo perfetto. Per dirla in poche parole, qui sono cinque teste pelate con lisciata di testa. E il mio non è un giudizio banale: mia nonna Berenice Grossi è colei che ha importato a Parma (anno 1951) le lasagne verdi alla bolognese, facendone il cavallo di battaglia del ristorante San Biagio. Credo di averle mangiate ogni domenica da che ho memoria a quando il ristorante di famiglia ha chiuso (31 dicembre 1990) perché l’erede designato (io) aveva più talento come cliente che come gestore di ristoranti.

L’antipasto di verdure fritte e polpettine, 4 porzioni in 8, stiamo invecchiando, aveva fatto da preludio perfetto. Come secondo sono arrivate 4 cotolette alla bolognese da dividersi, ma io e il nostro F&B ne abbiamo mangiata una intera, quindi qualcuno non ne avrà mangiata per niente. La cotoletta era maliziosamente sapida, giusto per farci bere un po’ di più.

A causa di un’opposizione interna, non sono riuscito ad annaffiare questi piatti tipicamente bolognesi con un tipico Pignoletto. Ma il Prosecco ha sempre il suo perché, abbinato a ogni piatto. Aveva meno senso il Pinot nero che è arrivato con le cotolette (sapide, dicevo; dovevamo andare avanti a Prosecco…), che di suo comunque si salvava. La lista dei vini del Biassanot è abbastanza ampia e i ricarichi sono più che accettabili.

Considerato il conto, non resta che confermare il giudizio di cinque teste pelate e aggiungere la lisciata di testa.

Il servizio è stato veloce, efficiente e discreto. Si va di cinque bacche di prunolo.

 
Nota: le teste pelate (da 1 a 5) si riferiscono alla cucina, le bacchie di prunolo (sempre da 1 a 5) al servizio.

 

Insomma, il nostro F&B ha conservato l’incarico, che era stato ultimamente messo in discussione. Come fotografo, ha subito invece un nuovo, duro colpo. Un passante, evidentemente informato della bontà dei suoi selfie, si è offerto di scattare la foto ricordo.

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