Vi racconto il mio Brasile

Brasile 2014-2015, VIAGGI

Un mese in Brasile mi ha permesso di divertirmi, imparare parecchie cose e anche sotterrare qualche luogo comune. Con una serie di articoli vi racconto il mio Brasile, ad iniziare da una sintetica storia del paese e qualche considerazione generale.

Un ritratto di Pedro Alvares Cabral
Un ritratto di Pedro Alvares Cabral

A poco più di 30 anni, Pedro Alvares Cabral si ritrovò a comandare una flotta di 13 navi e 1500 uomini verso le Indie. Finì parecchio più a sud di dove era arrivato Cristoforo Colombo nel 1492 e si convinse di aver scoperto una nuova isola. Il 22 aprile 1500 era invece approdato (con 12 navi: una l’aveva persa a Capoverde) all’odierna Porto Seguro (per avere un’idea: tra Rio de Janeiro e Salvador de Bahia), primo navigatore europeo a sbarcare sulla costa del futuro Brasile.
Il Re di Portogallo aveva incaricato Cabral di portare la Religione Cristiana nel Nuovo Mondo. Ma la spedizione era in gran parte finanziata da mercanti fiorentini, che avevano scopi ben diversi e volevano ottenere diritti di sfruttamento da uno dei 2 Sovrani (l’altro era il Re di Spagna) al momento padroni del Nuovo Mondo. Il Trattato di Tordesillas del 1494 escludeva infatti qualsiasi altro paese europeo da eventuali diritti sulle nuove terre e Papa Giulio II ratificherà il provvedimento nel 1506. Come è noto, l’autorità papale in Europa verrà pesantemente messa in discussione poco più di un decennio dopo, ma non ci occupiamo di questo.

Cabral fece erigere una enorme Croce, reclamò la terra (secondo lui, l‘isola di Vera Cruz; il 3 maggio, giorno dell‘Esaltazione della Santa Croce, il territorio venne battezzato) per la Corona portoghese e ripartì, visto che doveva raggiungere l’India propriamente detta.
Nell’equipaggio di Cabral c’erano però lo scribano Per Vaz de Caminha e l’astronomo Joao Faras. Entrambi inviarono rapporti dettagliati al Re. Quello di Caminha rimarrà segreto per circa 3 secoli, ma oggi si può trovare anche in italiano (editore Sellerio). E’ una cronaca puntigliosa e fedele, che spiega dell’incontro con gli indigeni: “Ci hanno accolti 18 o 20 uomini di pelle scura, tutti nudi. Avevano in mano arco e frecce”.
Turbato dal fatto che “non coprono le loro vergogne”, Caminha descrive comunque gli indigeni come non ostili e specifica al Re che questa gente “può essere salvata” (ovvero, convertira al Cristianesimo). Conscio del fatto che la spedizione era in buona parte finanziata da mercanti fiorentini, Caminha conclude: “Al momento non si può sapere se ci sono oro o argento o altri metalli, ma la terra stessa è molto buona, con aria fresca e temperata e c’è molta acqua”.

Caminha morirà pochi mesi dopo in India e i primi coloni arriveranno in Brasile circa 30 anni dopo. A quel tempo, il principale motivo d’interesse era un legname chiamato Brasil (la caesalpinia echinata o pernambuco; da qui discende ovviamente il nome del Paese) dal quale si ricavava una tintura rossa molto apprezzata in tutta Europa.
Il disboscamento fu massiccio e ben presto fu difficilissimo procurarsi il legname (che oggi è a rischio di estinzione). Venne così introdotta la canna da zucchero e per coltivarla i coloni decisero di avvalersi delle popolazioni indigene.
Nel 1500 il Brasile, che era probabilmente abitato da migliaia di anni, risultava avere una popolazione di qualche milione di persone, suddivise in 3 etnie: Tupi, Tapuia e Guaranì. Fiaccati da malattie che non conoscevano nè sapevano curare, decimati dalla fatica, gli indios furono presto rimpiazzati dagli schiavi importati dall’Africa. Dal 1550 al 1880 (quando la schiavitù verrà abolità, come vedremo, poco prima della caduta della Monarchia) arriveranno in Brasile oltre 3 milioni di schiavi. Per la cronaca, oggi gli indigeni in un Brasile prevalentemente bianco o mulatto sono circa 700.000. I neri di origine africana rappresentano il 6% della popolazione.

Zumbi Dos Palmares visto da un pittore
Zumbi Dos Palmares visto da un pittore

Con il nuovo secolo il Brasile conoscerà la guerra. Dovrà infatti difendersi dall’Olanda, che nel 1621 aveva stabilito una Colonia nel nord est, ma che nel 1654 verrà sconfitta e abbandonerà progetto e velleità.
Erano a quell’epoca già nati i Quilombos, comunità di schiavi ribelli, e per reazione i gruppi di Bandeirantes, avventurieri senza scrupoli che si occupavano di eliminare i ribelli. Il 20 novembre 1695 fu giustiziato Zumbi Dos Palmares, l’ultimo leader rimasto. Oggi il 20 novembre è commemorato in Brasile come giorno della coscienza nera.
Durante le loro scorribande, i Bandeirantes scopriranno l’oro e subito dopo i diamanti. In pochissimo tempo il Brasile divenne la principale fonte d’oro del mondo.
Rio fu scelta come capitale nel 1763 e pochi anni dopo nacque il primo movimento indipendentista. Lo guidava Joaquim Jose Da Silva, detto Tiradentes (era dentista). All’età di 43 anni verrà arrestato e 3 anni dopo (21 aprile 1792) giustiziato come unico responsabile (reo confesso) della rivolta.
Il 21 aprile è festa nazionale in Brasile.

La storia del Brasile cambiò quando Napoleone invase il Portogallo.
La famiglia reale decise infatti di fuggire nel Nuovo Mondo, dove nel 1807 il Principe Reggente Dom Joao assunse il ruolo di Governatore. Quando nel 1816 morì la Regina Dona Maria, Joao divenne (come Joao VI) Re di Portogallo e Brasile: era l’unica Monarchia d’Europa ad avere la Corte nel Nuovo Mondo.
Nel 1821 Joao fu però costretto a tornare in Portogallo e lasciò al figlio Pedro il ruolo di Reggente del Brasile. Da Lisbona arrivavano pressioni anche per far rientrare Pedro, che il 9 gennaio 1822 pronunciò però lo storico “Eu Fico” (io resto; il 9 gennaio in Brasile è festeggiato come Dia do Fico) e il 7 settembre 1822 sul fiume Ipiranga fece di più: pronunciando le parole “Independencia ou morte”, proclamò l’indipendenza del Brasile dal Portogallo.
Pedro (che divenne Pedro I) era nato in Brasile, ma la mossa fu comunque inaudita. Mai si era visto, e mai più si vedrà, un colonizzatore proclamare l’indipendenza di una Colonia, per quanto ormai lo status di Colonia del Brasile fosse abbastanza incerto, visti i rapporti con altri paesi sfuggiti al controllo del Portogallo.
L’indipendenza del Brasile gettò il Portogallo nelle guerre di successione, che si conclusero nel 1834 con la fine della Monarchia Assoluta. La proclamazione della Monarchia Costituzionale sarà solo l’inizio di oltre un secolo di storia turbolenta, culminato nella dittatura di Salazar, rovesciata solo nel 1974 dopo la Rivoluzione dei Garofani.

Pedro II negli ultimi anni di vita
Pedro II negli ultimi anni di vita

Alla morte di Joao VI (1826), le guerre richiamarono a Lisbona Pedro I. Il Reggente divenne il figlio Pedro II, che era un bambino e salì comunque al trono nel 1831 a 15 anni.
Gli storici ritengono che Pedro I sia stato poco più di un fantoccio, interessato più alla vita mondana che a governare, e abbia agito sempre sotto la supervisione del padre Joao (che pure, non riconobbe mai ufficialmente l’indipendenza del Brasile).
Pedro II scriverà invece pagine di storia. Nel 1835 soffocò l’ennesima rivolta degli schiavi, quindi si alleò (1865) ad Argentina e Uruguay (Triplice Alleanza) nella guerra contro il Paraguay. Ampliato il territorio, il Brasile vide sorgere i primi movimenti repubblicani. Pedro II concesse l’abolizione della schiavitù (1888), ma nonostante questo fu costretto ad abdicare nel 1889. Deodoro de Fonseca fu il primo Presidente degli Stati Uniti del Brasile, poi Repubblica Federale del Brasile. Pedro II morirà in esilio a Parigi 2 anni dopo, dichiarando sul letto di morte: “Oh Dio, garantisci pace e prosperità al Brasile”. Passerà alla storia come Il Magnanimo.
Uno dei motivi per cui Fonseca verrà invece ricordato è la nascita delle Favelas. Nel 1890 i militari che avevano sterminato la comunità del Santone Antonio Conselheiro, che attendeva l’Anticristo a Canudos, non ricevendo come ricompensa le terre che erano state promesse, occuparono una zona di Morro Providencia dove cresce un’erbaccia urticante chiamata appunto favela.

Con il nuovo secolo il Brasile accolse immigrati da Italia, Spagna e dallo stesso Portogallo. Le coltivazioni di caffè, canna da zucchero e caucciù (diventato preziosissimo dopo la scoperta nel 1839 del sistema per vulcanizzare la gomma da parte dell’americano Charles Goodyear) a sud e di cacao più a nord avevano necessità di manodopera. Il periodo di prosperità durò però abbastanza poco, visto negli anni ’20 il monopolio brasiliano su queste materie verrà minacciato da Inghilterra e Olanda, capaci di avviare le stesse coltivazioni nelle rispettive Colonie.
La crisi economica sarà il presupposto alla salita al potere di Getulio Vargas (1930), un dittatore (chiamò il Brasile Estado Novo) che si ispirava a Benito Mussolini ma che proprio contro Mussolini entrerà in guerra (1942: il Brasile fu l’unico paese del Sud America a partecipare attivamente alla Seconda Guerra Mondiale) a fianco degli Alleati.
Deposto una prima volta nel 1945, Vargas si suiciderà nel 1954 dopo un Colpo di Stato militare.
Nel 1956 nacque l’avveniristico progetto di Brasilia, voluto dall’allora Presidente Kubitscheck, che applicò un articolo della Costituzione del 1891, che parlava di spostamento della Capitale da Rio all’interno del Paese, e un progetto del 1922 influenzato dal sogno profetico del Sacerdote italiano Don Giovanni Bosco: “Quando si verrà a scavare le miniere nascoste in mezzo a questi monti, apparirà qui la terra promessa fluente latte e miele. Sarà una ricchezza inconcepibile…”.
Non a caso, il primo progetto (di Lucio Costa) aveva immaginato come base della pianta della città una Croce.

Pelè diciottenne bacia la Coppa Rimet
Pelè diciottenne bacia la Coppa Rimet

Nel 1958 inizia il mito del Brasile nel calcio mondiale. Con un giovanissimo Pelè in attacco, la nazionale vince il Mondiale in Svezia. Vincerà anche 2 delle successive 3 edizioni. Nello stesso periodo, la vita politica sarà meno felice.
Nel 1968 iniziò l’ennesima dittatura militare. Contrariamente a quanto accadeva in Europa, negli anni ’70 esplose di nuovo l’Economia e si ampliarono le differenze sociali. I militari erano presi da progetti faraonici (tipo l’autostrada transamazzonica) e di scarsa utilità. Il Paese, pur ricco, era sempre più indebitato.
Con la nascita del Partito dei Lavoratori (1980) iniziò un periodo di forti contrasti. Sembrava potesse finire nel 1985, quando Tancredo Neves battè alle elezioni il candidato dei militari, ma il nuovo Presidente morì prima di entrare in carica. Era l’epoca delle lotte degli ambientalisti (contro il deforestamento) e del movimento per la riforme agricola. L’episodio più conosciuto è certamente l’omicidio di Chico Mendes del 1988, ma è difficile contare quante tragedie di questo genere siano accadute in quegli anni. A fronte di centinaia di omicidi, al momento si ha notizia di sole 4 condanne, incluse quella degli assassini di Mendes.
Nel 1989, battendo il leader sindacale Ignacio Lula, salì alla Presidenza Fernando Collor. Con lui si può dire inizi la vera modernizzazione del Brasile, con la rivoluzione del commercio e il primo progetto (1994) per rendere decenti le condizioni di vita delle Favelas.
Collor, accusato di corruzione, dovrà lasciare la Presidenza a Itamar Franco, considerato l’uomo che ha stabilizzato l’economia del Brasile.

La Presidenta Dilma Rousseff
La Presidenta Dilma Rousseff

Il resto è storia recente: con la Presidenza di Ignacio Lula (eletto poi nel 2002), l’uomo cresciuto con 20 fratelli in povertà, e la successione di un’altra esponente della sinistra: Dilma Rousseff.
Detta familiarmente Dilma, anche dai giornali, la Presidenta investirà decine di miliardi di dollari in grandi progetti: il Mondiale di calcio del 2014 (sembra una maledizione: come quello del 1950, si trasformerà in una tragedia sportiva) e le Olimpiadi di Rio, in programma nel 2016.

Le prossime parti del mio progetto racconteranno le varie tappe del mio viaggio e qualche storia che al viaggio è legata. Per la precisione, inizierò con una storia, quella del mio rapporto con il libro di Salman Rushdie I versi satanici. Capirete (almeno spero…) cosa c’entra leggendo.

Prima di chiudere, cerchiamo però di fotografare con un’istantanea il Brasile. E’ un paese incredibile, di grande fascino.
Se ci andate per le sue donne, imparerete a conoscere la loro camminata che io chiamo a passo palmato (rigorosamente: petto in fuori) e che consente uno sculettamento che certamente è d’effetto.
Se ci andate per gli animali, non è detto che ne vediate tantissimi (l’Africa è un’altra cosa), specie nell’intrico della foresta amazzonica.
Se ci andate per la cucina, dovrete imparare a convivere con la curiosa abitudine dei buffet a peso.
Se ci andate per la musica, sappiate che anche loro la samba la ascoltano solo a mezzanotte dell’ultimo dell’anno.
Se non ci andate per paura di essere aggrediti, fate pure il passaporto: la cosa più pericolosa che ho trovato è la temperatura folle dell’aria condizionata, specie sui pullman di linea. Questo ovviamente non significa che, se si cercano guai, non li si trovino. Così come può succedere ovunque.
Il portoghese non dovrebbe essere un ostacolo: suona forse un po’ strano, riprodurre i suoni per noi più ostici non è semplicissimo, ma alla fine ci si capisce.
Troverete anche tanta gente che ama l’Italia e che vi farà domande del tipo: “Meglio Renzi di Berlusconi, no?” Magari aggiungendo: “Quello era un ladrone…qui, ad esempio, abbiamo tanti Berlusconi”.

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