Ne sono sicuro: non è vero che il livello del baseball italiano è calato

BASEBALL, SCHIROPENSIERO, SPORT

E’ opinione abbastanza diffusa che il baseball italiano abbia conosciuto il massimo livello tecnico in un passato più o meno recente. Dico più o meno recente, perchè nel partito dei nostalgici ci sono diverse correnti: gli anni ’70, gli anni ’80 e gli anni ’90.
Io dico che non è vero. E penso di riuscire anche a dimostrarlo tra qualche riga. Premettendo però che questa discussione è il più classico degli esercizi retorici. Parliamo infatti di 40, 30 o (nella migliore delle ipotesi) di 20 anni fa. Quegli anni, su questo penso si possa essere tutti d’accordo a prescindere, sono passati per sempre.

Sono abbastanza vecchio da poter dire che io c’ero, sia negli anni ’70, che ’80, che ’90. Sono anche abbastanza giovane da poter contare su un ottima memoria. E abbastanza malato da avere decine di quaderni di appunti archiviati nel mio studio. Ai quali attingo con decisione.

Craig Minetto nella sua aziendaIl baseball italiano conobbe uno sviluppo notevole attorno alla metà degli anni ’70. Il livello del gioco aumentò in maniera esponenziale grazie agli italo americani (chiamati impropriamente oriundi), alcuni dei quali erano veri e proprio campioni: Craig Minetto, dopo l’esperienza italiana, esordì in Grande Lega (4 luglio 1978) e in Major ha giocato 55 partite con gli Oakland A’S (stipendio: 70.000 dollari a stagione). Il buon Craig arrivò in Italia nel 1975 (Montenegro Bologna) dopo una breve esperienza da professionista (500 dolari al mese nell’organizzazione dei Montreal Expos) e ebbe la sua seconda chance quando firmò per gli A’S nel 1977. Talento ne aveva anche per quel livello, tanto che vinse contro gli Yankees e Catfish Hunter e Tommy John (proprio quello dell’Operazione di Tommy John) gli chiesero il segreto del suo slider. In Italia Craig ha concesso (stagione 1975, l’unica da lui giocata da noi) appena 18 punti guadagnati in 174.1 riprese (0.93 di media pgl) e ottenuto qualcosa come 252 strike out (una media di 13 ogni 9 riprese). Su 21 partite iniziate, 15 le ha portate al nono inning. Incredibilmente, ne ha perse anche 4 (16 vittorie e una no decision). Allora non c’era il designato, quindi Minetto si è cimentato anche nel box (media .258 in 21 partite, 14 singoli e 3 doppi). In American, gli ultimi suoi turni di battuta risalivano ai tempi della scuola. Insomma, per il nostro baseball era di un’altra categoria.
Oggi Minetto ha un’azienda che si chiama Alpine Nursery e che si occupa di orticoltura.
Nel 1985 (quindi 10 anni dopo) Mike Pagnozzi aggiornò (con la maglia della Crocetta Parma)  il suo record di strike out (portandolo a 272). Pagnozzi lanciò in 22 partite, 18 delle quali complete. Ma la sua media punti guadagnati fu di 2.98 e le valide subite per 9 inning quasi il doppio (più di 7 contro 4) rispetto a Minetto. In 10 anni, il baseball era evidentemente cresciuto.
Pagnozzi non ha mai giocato in Major, ma è stato un partente in Triplo A (1978, con l’organizzazione degli Orioles).
Nel 2004 (quasi 20 anni dopo e si giocava con le mazze di legno) JaimeJaime Navarro oggi è un coach dei Mariners Navarro ha giocato una stagione da dominatore nel Grosseto che ha vinto lo scudetto. Navarro ha vinto solo una partita in meno di Minetto, ma su 18 iniziate ne ha lanciate appena 2 complete e il numero di strike out per 9 riprese è sceso al (pur sempre notevole) numero di 10 (150 in totale) e quello delle valide è stato di poco superiore a 7. La sua media pgl è stata di 1.76. Navarro in Grande Lega ha giocato 361 partite.
Penso di non sbagliare, se dico che che da tutto questo si desume facilmente che il livello del baseball che si gioca in Italia è cresciuto, da Minetto a Navarro.

Il baseball del secolo ventunesimo è completamente diverso e molto più veloce. Sia per quel che riguarda i lanciatori, che per quel che riguarda i corridori. Eppure, oggi le difese sono molto migliori. Un esempio? La Semenzato Rimini Campione d’Italia nel 1999  chiuse la Regular Season con 40 vittorie e 8 sconfitte (media .833, meglio del pur fortissimo San Marino 2011, che ha chiuso a .738). Il Rimini 1999 ha però commesso 84 errori (1.75 a partita). Il San Marino 2011 ne ha commessi 37 (0.88 a partita). Per avere una media errori a partita sui livelli della prima della classe 1999, bisogna scorrere la classifica 2011 fino al penultimo posto: il Godo ne ha commessi 77, 1.83 a partita. Le stesse Grosseto (54) e Parma (57), difese considerate mediocri lo scorso anno, variano da una media di 1.28 a una media di 1.35 a partita.

Parlando di comunicazione, una partita a settimana in diretta televisiva è una conquista recente (in parte immolata per ragioni economiche in questo 2012, ma è un altro discorso e comunque, dalla prima del girone di ritorno le dirette torneranno).
Nel 1977 la Federazione non riuscì a convincere Parma e Rimini su come giocare lo spareggio (gara secca o serie di 3 partite?). Il Rimini non si presentò in campo e lo scudetto lo assegnò la CAF. Chi cerca la genesi della (possibile) scarsa credibilità del baseball sui media, forse ha un episodio dal quale partire.
Nel 1984 la Federazione venne Commissariata dal CONI.
Nel 1998 il Torino si ritirò a campionato in corso. E l’Ufficio stampa della FIBS non lo scrisse nemmeno, limitandosi a stilare una classifica con 9 squadre.
Nel 1995 la nazionale di softball perse il torneo di Qualificazione alle Olimpiadi di Atlanta. Io devo ancora ufficialmente sapere che quel torneo si è giocato.  Della partecipazione della nazionale di baseball ad un torneo di Qualificazione alle Olimpiadi di Seoul (conclusosi con una sconfitta) ho scoperto in compenso a casa dell’ex Presidente IBAF Bob Smith nell’autunno del 2011. Il torneo si era giocato nel 1987.

Nei primi anni ’80 la stampa di Bologna scriveva: “Purtroppo qui da noi il baseball non attira le 2-3000 persone di Parma o Nettuno” (ho il ritaglio di ‘Stadio’…)
Io credo di non aver perso una partita di campionato giocata a Parma dal 1976 al 1991 (quell’anno mi sono sposato e sono partito per il viaggio di nozze). Con i miei mitici quaderni alla mano, posso garantirvi che già nel 1984 mi chiedevo “Come si può fare a recuperare il pubblico”. Perchè lo stadio ‘Europeo’ non era sempre pieno. Anzi, dalla Coppa Campioni 1981, io non l’ho più visto gremito fino a gara 3 della finale scudetto 1991.
Ricordo uno stadio di Nettuno desolatamente mezzo vuoto durante le finali 2001 e 2002. C’era freddo. Ricordo uno stadio di Nettuno splendidamente gremito nel 2007 e 2011. Era estate.

Chi ama il baseball, faccia come me: i ricordi, li confini ai quaderni. Servono (assieme agli album di foto e alle pagelle delle elementari) per accompagnarci nelle serate di malinconia.
Ma se vogliamo fare qualcosa per il baseball italiano, pensiamo agli anni a venire. E non a quelli già passati.

Share Button

3 thoughts on “Ne sono sicuro: non è vero che il livello del baseball italiano è calato

  1. livio non rompere le scatole con l’UZR che abbiamo tanto da fare.
    i post come quelli di questo blog (che apprezzo non solo per il baseball) sono raggi di luce nell’oscurità.

    kalle (genova rookies)

  2. ps. l’unica cosa su cui ragionerei un pò è la valutazione della qualità difensiva di una squadra in base agli E, essendo una stat fortemente dipendente dall’effettivo numero di occasioni che si presentano ed espressa anche da un giudizio di merito del classificatore. soprattutto con un sample size così ridotto.

    purtroppo ci vorrebbero UZR, FIP o WAR a darci una mano, ma chiaramente questi dati non esistono. vorrà dire che prenderemo per buone le tue valutazioni fatte “con i tuoi occhi”! ^_^

    Diciamo che il dato è così eclatante (il doppio degli errori o giù di lì) che non credo servano analisi troppo sofisticate

  3. io non c’ero, ma grazie a questo tuo post ora so qualcosa in più. condivido in toto i tuoi pensieri. BASTA con le lagne sul passato. Viviamo in un mondo con un sacco di opportunità per far qualcosa per il nostro sport.. usiamo le nostre energie per migliorare invece che per lamentarci!
    (..e ti assicuro che in liguria sono letteralmente circondato da gente che sa solo mugugnare..)

    (se posso) mi permetto di scrivere due righe sul mio modo di vivere il baseball nella nostra reltà. (e non solo il baseball.. ;D)

    il passato non esiste. e ormai è passato.
    il futuro non è ancora arrivato. e non sappiamo come sarà.

    l’unico tempo reale è il presente. lavoriamo ora, now, adesso; da e per il presente. imparando dal passato e guardando al futuro.

    noi ci siamo.
    GO!

Comments are closed.