Indimenticabile Amazzonia

Brasile 2014-2015, VIAGGI

La crociera lungo il bacino del Rio delle Amazzoni non è iniziata tanto bene. Hernan (la guida, ne ho già parlato nella parte sui Piranha) ci è venuto a prendere scuro in volto. Abbiamo fatto la prima giornata su una barca piccola, perchè la Paloma (che avevamo prenotato da mesi…) era ancora occupata e, oltretutto, l’agenzia si era “scordata” di pagare il barcaiolo (che, giustamente, ha detto: “senza soldi, di qui non mi muovo”. Hernan, per prendere tempo, ci ha portati a veder scuoiare dei Tambaqui al mercato del pesce

L'incanto della foresta sommersa in Amazzonia
L’incanto della foresta sommersa in Amazzonia

Lo ammetto: in Amazzonia non mi sono proprio comportato come il bravo eco turista. Ho reagito con entusiasmo quando mi è stato chiesto se volevo vedere un’anaconda, ho preso in braccio un bradipo, ho assecondato la guida che catturava un piccolo di caimano, ho riso quando abbiamo attirato le scimmie scoiattolo offrendo banane (le scimmie sono ghiotte di banane, ma non le mangiano in natura), ho contribuito a stanare una tarantola e mi sono compiaciuto quando hanno attirato vicino a noi i delfini rosa offrendogli pescetti morti.
Non è una giustificazione, ma in Amazzonia se gli animali non li attiri, è abbastanza difficile vederli. La foresta è molto fitta e, in questa stagione, già in buona parte sommersa. Comunque, andiamo con ordine.

Con il bradipo Giovanni
Con il bradipo Giovanni

Il bradipo in Amazzonia è molto diffuso. Basta individuare una Cecropia (a me serve la guida: non ho idea di come distinguere i diversi tipi di pianta…) e quasi sempre se ne troverà uno aggrappato. Il fatto è che la Cecropia è alta, il bradipo sale verso la cima e in natura sembra più che altro una macchia. E si capisce che non è una macchia solo perchè si muove, per quanto lentissimo (bradùs in greco significa proprio lento). Nel caso di Giovanni, il cucciolo di bradipo che un tizio tiene nel proprio ripostiglio, l’ho visto così da vicino da porterlo prendere in braccio e sentire i suoi unghioni (sono 3, per questo si chiama tridattilo) tentare di aggrapparsi al mio avambraccio. Hernan ci ha spiegato che la pelliccia sulla schiena del bradipo è cosparsa di alghe minuscole. Non avendo la capacità di mantenere la temperatura corporea, il bradipo deve vivere in un ambiente tropicale umido.
Molti pensano che il bradipo sia una specie di scimmia. In realtà è sì un mammifero, ma fa parte dell’ordine degli Xenarthra o sdentati, come l’armadillo o il formichiere. Le vertebre di questi animali sono particolari, essendo dotate di processi articolari in più rispetto agli altri mammiferi (xenartha significa più o meno strane giunture).
Una cosa splendida che fa la femmina di bradipo è che, quando il cucciolo è indipendente, gli cede l’albero sul quale è cresciuto e se ne va a cercare un altro.
Ricordo che in Guatemala avevo anche visto uno scheletro fossile del Perezoso, un antenato del bradipo che arrivava a misurare 5 metri.
L’incontro con Giovanni è sintetizzato in questo filmato.

Il capoccione dell'anaconda verde
Il capoccione dell’anaconda verde

L’anaconda fa parte della specie di serpenti detta Eunectes, che sono dei boidi. In effetti, la leggenda che l’anaconda è il serpente (in portoghese serpente si dice cobra) più lungo del mondo non è detto che sia vera: il pitone reticolato, che vive in Asia, arriva a dimensioni simili. Comunque, quello che vediamo è un anaconda verde, che può arrivare anche a 8 metri. Questo è un esemplare giovane e ne sarà un 4. Non resisto alla tentazione di mettermelo in spalla. Noto il corpo massiccio (non sarà il più lungo, ma di sicuro è il serpente più pesante al mondo) e la forza impressionante. Nonostante sia immobilizzato sotto il collo (non da me: non si fidano, perchè il morso dell’anaconda è forte e provoca infezioni, come mi aveva raccontato una guida in Venezuela), faccio fatica a staccarmi la coda dal polso e non oso immaginare a cosa può capitare, incontrando l’anaconda nel suo ambiente naturale e in acqua.
Quando il biscione torna nello sgabuzzino ho il dubbio orrendo che Giovanni sia il suo pasto. Un dubbio che tutt’ora non mi ha abbandonato.
Comunque, ecco le immagini del mio incontro con l’anaconda

Mia moglie Elisabetta a contatto con un delfino rosa
Mia moglie Elisabetta a contatto con un delfino rosa

Il delfino di fiume, o inia, è presente un po’ ovunque lungo il bacino amazzonico e non è difficile vederlo. La cosa inquietante è che i nativi lo consideravano fino a non molto tempo fa un portatore di sfortuna.
Una leggenda narra che il boto (così si chiama l’Inia in portoghese) di notte si trasforma in bel giovane vestito di bianco e seduce le ragazze, ingravidandole. A sentirla, ho detto che da noi il potere del delfino viene attribuito al postino o all’idraulico e Hernan deve ancora smettere di ridere.
E’ però un dato di fatto che la leggenda circola. Nel libro Journey of the pink dolphins: an Amazon quest la scrittrice Sy Montgomery riporta la testimonianza di un indigeno, che conferma che la cugina di un suo conoscente ha concepito con un delfino mentre il marito era a pescare.
Altra leggenda è che il delfino potrebbe rapire chi nuota solo e portarlo nella città sommersa di Encante, dalla quale non riemergerebbe più.
Una terza leggenda dice che, a incrociare lo sguardo con il boto, si rischiano incubi terribili per il resto della vita.
Per fortuna di questi delfini (rosa e grigi), gli indios credono che ucciderli porti molta sfortuna, peggio ancora mangiarli. Li considerano creature sacre e ritengono che gli sciamani abbiano appreso le loro arti magiche proprio da un boto.
Nel Rio Acayatuba esiste una laguna dove vivono parecchi esemplari di delfino, rosa e grigio. Alla luce del fatto che fotografare questi cetacei è difficile, un ragazzo ingegnoso si è inventato un’attività: ha installato una piattaforma in acqua e da lì li attira con i consueti pescetti. Ripeto: nel manuale del buon ecoturista questo non c’è, ma l’incontro è molto emozionante. I delfini si lasciano toccare sulla testa (che girano in maniera impressionante dai 2 lati e verso il basso), sul collo, sotto il gozzo. Afferrano il pesce con quel loro becco piuttosto lungo (e dal quale spuntano dentini, una trentina per lato, affilati dai quali penso sia meglio non farsi afferrare) e se ne vanno tuffandosi all’indietro. Seguendoli con lo sguardo, si mostrano maestosi quando nuotano a qualche metro di distanza e si preparano a tornare. Al posto della pinna dorsale hanno una specie di gobba, mentre le pinne pettorali sono larghe e lunghe.
Ecco le immagini dal mio canale YouTube

La tarantola golia
La tarantola golia

Durante una passeggiata nella foresta, Hernan ha anche stanato una tarantola. Curiosamente, il primo ragno a essere chiamato tarantola fu il ragno lupo e il nome di tatantola deriva dal fatto che fu individuato nei pressi di Taranto verso fine 1400. Trovandoli simili a questo ragno (che è praticamente innocuo), gli esploratori hanno chiamato tarantola anche i grossi ragni della specie Theraposidae che vedevano nelle Americhe.
Quello che abbiamo incontrato noi è la Theraplosa blondi o tarantola golia (anche mangiatrice d’uccelli). Al di là dell’apparenza inquietante, non ha un veleno letale per l’uomo. Non va ovviamente sottovalutata, sia per il morso che per i peli urticanti che sparge nell’aria.
Anche la tarantola è documentata dalle immagini.

I caimani in Amazzonia sono ovunque. Hernan ne ha anche catturato un cucciolo per farcelo prendere in mano (tenendo bloccate coda e fauci: è piccolo, ma può far male) e vedere da vicino. E’ stata un’emozione relativa, visto che la stessa identica cosa avevo fatto anni fa con un piccolo alligatore in Florida.
Più divertente è stato lo scatto di un caimano adulto, che si è tuffato in acqua non appena ci siamo avvicinati troppo. Ecco le immagini.

L'incontro delle acque tra Rio Negro e Rio delle Amazzoni
L’incontro delle acque tra Rio Negro e Rio delle Amazzoni

Sia detto per la cronaca, il Rio delle Amazzoni nasce a circa 5.500 metri di altitudine sul Nevado Mismi (Ande del sud del Perù), attraversa Colombia e Brasile e, dopo 6.937 chilometri (10 volte la lunghezza del Po), si getta nell’Oceano Atlantico in un estuario (un unico ramo di fiume) largo però 200 chilometri. Ha una portata d’acqua di più di 200.000 metri cubi al secondo e qualcosa come 10.000 affluenti, 18 dei quali con lunghezza superiore ai 1.000 chilometri. Il Rio Negro, che nasce in Colombia, è lungo oltre 2.000 chilometri e confluisce nel Rio delle Amazzoni vicino a Manaus. Lo spettacolo dell’incontro de aguas (quella scura e calda del Rio Negro ha bisogno di 20 chilometri per mischiarsi a quella chiara e fresca del Rio delle Amazzoni) è una delle meraviglie che l’Amazzonia brasiliana ha da offrire.

Non fosse stato per le cuccette estremamente scomode (nelle prime 2 notti, obbligato a tenere le gambe rannicchiate, non ho dormito quasi nulla; poi, cambiando cabina, le cose sono andate meglio), della crociera in barca mi sarebbe piaciuto tutto. Dall’emozione degli incontri che ho appena descritto, al bagno nel Rio Negro (anche se risalire in barca è stato avventuroso) e nelle piscine naturali; dalla bellezza incantata della navigazione nella foresta sommersa all’emozione che toglie il fiato quando ci si risveglia nel meraviglioso arcipelago Das Avilhanas (patrimonio dell’umanità). E non dimentico nemmeno i momenti di ozio e la caipirinha di Hernan e la cucina semplice ma gustosa della cuoca Francisca.

Chico Mendes: 1944-1988
Chico Mendes: 1944-1988

La foresta dell’Amazzonia è un polmone verde di oltre 5.5 milioni di chilometri che dobbiamo proteggere come possiamo. Sia per il bene delle generazioni future e della terra, sia per onorare la memoria di chi, come Chico Mendes, per opporsi alla deforestazione ci ha rimesso la vita.

 

Il mio Brasile 8-continua

1-La Storia      2-Leggendo i ‘Versi Satanici’ di Rushdie
3-Ipanema e Copacabana 4-Ultimo ricordo di Rio
5-Il Pantanal  6-I Piranha fanno veramente paura?
7-Manaus

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