Alla scoperta di Manchester

Inghilterra 2013, SCHIROPENSIERO, VIAGGI

Decollando da Bergamo, pensavo che Manchester è lontana circa 2 ore e mezzo e che Roma è ad almeno 50 minuti di volo. In pratica, per andare da Roma a Manchester non bastano 3 ore di volo a 800 chilometri all’ora. A piedi, (calcolando una media di 6 chilometri all’ora, che è una buona media) bisognerebbe marciare per circa 133 ore. Considerando di poter marciare per un totale di 10 ore al giorno (ma bisogna essere dei fenomeni, per riuscire a mantenere quel passo sulle Alpi) ci vorrebbero un 13 giorni. Questo, senza contare i necessari giorni di riposo.
E’ quindi probabile che le 4 Legioni inviate dall’Imperatore Claudio attorno all’anno 40 (o almeno, quelle partite direttamente da Roma; una Legione era composta da 5 o 6.000 uomini ) ci abbiano messo qualche mese, ad arrivare in Britannia.
La statua di Giulio Agricola a BathGiulio Agricola a quel tempo era un bambino, ma nel 79 era già un Governatore, quando fondò il magnum castrum (accampamento principale). Il Governatore era un uomo che la sapeva lunga e vedeva in là. Si portò infatti in Britannia, come Tribuno Militare, il neo marito della figlia, un giovanotto poco più che ventenne che aveva studiato Retorica e che rispondeva al nome di Publio Cornelio Tacito. Non una brutta mossa, quella di portarsi appresso l’uomo che nella sua lunga vita (morirà quasi settantenne, un record per l’epoca) si meriterà la fama del più grande storico di tutti i tempi. Soprattutto alla luce di quello che di Tacito pensava Indro Montanelli: “Va letto con criterio. Le sue fonti sono dubbie (…) Vi attinge quel che gli fa comodo, respingendo quel che non gli torna, anche se è vero, al solo scopo di propagandare le sue tesi favorite…”.

Il magnum castrum di Agricola divenne Mamucium (nome ispirato a una collina a forma di seno), che è l’odierna Manchester.
Stando a quel che ho letto prima di partire, Manchester è oggi forse più trendy di Londra, in quanto a vita notturna. Personalmente, a Manchester ho avuto un trauma. Individuata per cena la celebratissima Rump N Ribs steakhouse, dopo aver ordinato un controfiletto che si rivelerà fantastico ho appurato che in quel posto non servono alcolici. Quindi, ho dovuto mangiare una bistecca da 20 sterline abbondanti bevendo una diet coke. Alla luce del fatto che non si concedono neanche un bicchiere di vino rosso con la carne grigliata alla perfezione, non sono troppo propenso a credere che la vita notturna sia così vivace.
E’ comunque pur vero che Manchester ha dato vita ad alcuni dei gruppi di maggior successo del pop inglese. I Take That sono il fenomeno Una recente immagine di Morrisseydi maggior portata commerciale (45 milioni di dischi, a cui però vanno aggiunti i 60 milioni di Robbie Williams, che dei Take That era un componente), ma certamente non vanno sottovalutati gli Oasis (25 milioni). Il gruppo culturalmente più influente di Manchester restano però gli Smiths del formidabile chitarrista Johnny Marr (al secolo John Maher; cambiò nome per evitare l’omonimio con il batterista dei Buzzcocks, anche loro di Manchester) e del poeta Morrissey. Hanno prodotto solo 4 album e sono finiti in Tribunale per una questione di diritti d’autore tra Morrissey e il batterista Mike Joyce (cha ha scucito un milione di sterline; “Piuttosto che tornare a suonare con lui, mangerei i miei testicoli” ha detto Morrissey, aggiungendo “E sono anche vegetariano”), ma sono un vero e proprio oggetto di culto. L’autrice della saga di Harry Potter JK Rowling è arrivata a dire: “Sono l’unico gruppo la cui separazione mi ha colpita personalmente”. Dice Noel Gallagher degli Oasis: “Qualunque cosa voi mettiate in un testo per definire il vostro amore o il vostro odio, Morrissey lo fa meglio”. E il testo di There’s a light that never goes out sembrerebbe proprio dimostrarlo.

Nel secolo 19esimo Manchester era uno dei centri di benessere del pianeta, grazie allo sviluppo dell’industria tessile, i vicini giacimenti di carbone e un avveniristico canale che la collegava al mare (lontano 60 chilometri) e permetteva a Manchester di essere indipendente dal porto di Liverpool.
Il secolo 20esimo è stato meno generoso con questa città, che a un certo punto era stata anche presa a simbolo della decadenza dell’Inghilterra (epoca pre Thatcher) e che rischiò di essere distrutta da un attentanto dei rivoluzionari irlandesi (IRA) nel 1996.
Oggi Manchester ha poco più di 500.000 abitanti (ma l’area metropolitana, la Greater Manchester, molti di più) e un Sindaco (Elaine Boyes, 60 anni) laburista. I danni del 1996 sono stati quasi interamente riparati e, anzi, la città è una curiosa commistione di antico (tipo la stazione centrale, che è lì dall’esplosione di benessere di fine 1800, o il Municipio, che è stato costruito pochi anni dopo) e di moderno, se non modernissimo. Certo, le strade pedonali ricordano in maniera quasi fastidiosa i Mall a cielo aperto degli Stati Uniti. Fastidiosa, perchè questa colonizzazione al contrario degli Stati Uniti verso l’Inghilterra mi ha sempre inquietato. E poi, perchè a Manchester non c’è certo il clima dell’Arizona, visto che piove (con intensità relativa: 800 millimetri) per 141 giorni all’anno. Per dire: in Scozia piove per 200 giorni all’anno e si arriva aIl Municipio di Manchester 1500 millimetri, a Londra piove per 107 giorni all’anno con 600 millimetri. Anche in Emilia Romagna cadono circa 600 millimetri di pioggia all’anno, ma sono distribuiti in 67 giorni. Per tornare all’Arizona, cadono 150 millimetri di pioggia all’anno, quasi sempre tra metà luglio e fine agosto. E a parte gli anni in cui ci va la nazionale di baseball a marzo, ma questo è un altro discorso…

Io a Manchester mi sono rifugiato in un caffè dei Mall a cielo aperto perchè pioveva e ho pagato 4 sterline una birra, che al pub ne costa 2.
In una sera non avrei mai scoperto i locali trendy di cui parla la stampa italiana, quindi mi sono limitato ad entrare in un pub che porta un nome commovente: The Briton’s protection. Ho pensato che, dopo lo shock dell’americanizzazione della città con le vie dello shopping, dovessi chiudere lì la mia permanenza a Manucium.

A Manchester, ovviamente, ci sono anche 2 celeberrime squadre di calcio: lo United (fondato 1878) e il City (fondato 2 anni dopo). Ho sempre provato istintiva simpatia per lo United perchè Bobby Charlton, il calciatore simbolo di quando ero bambino, assomigliava molto a mio nonno Angelo.