Un primo assaggio della Storia del Texas

STORIA, Texas e Bahamas 2016-2017 , , ,

Con questo articolo inizio il resoconto del mio viaggio invernale. Ho programmato qualcosa come 18 articoli, quindi si tratta di un lavoro che mi impegnerà per un po’. Volevo sottolineare che ho deciso di chiamare i nativi americani Indiani. Che è come ho sentito chiamare questo popolo fin da bambino. Nell’uso del termine non c’è da parte mia nessuno intento spregiativo.
Chi si avvicinasse alla lettura sperando di trovare chissà quali rivelazioni sul mio rapporto con la FIBS rimarrebbe deluso.

Mentre il Boeing 747 della British Airways iniziava la sua discesa verso l’aeroporto internazionale di Dallas-Fort Worth, io leggevo un saggio di Cornelius Castoriadis (un filosofo e psicologo francesce che ho conosciuto grazie alla rivista Micromega). “La lotta contro il razzismo resta essenziale” scrive Castoriadis. E io mi dico che sto per arrivare nel posto giusto, per sostenere questo tipo di tesi.
Nell’aprile del 1836 il Texas (che era parte del Messico dal 1821, anno dell’indipendenza dalla Spagna; era stato Colonia spagnola a partire dal 1519) diventa una Repubblica indipendente al termine di una strana Rivoluzione e grazie al fatto che il Presidente del Messico Antonio Lopez de Santa Anna (per brevità, lo chiameremo Santa Anna; si autodefiniva il Napoleone del Messico) si sopravvaluta clamorosamente. Santa Anna guida il suo esercito nella battaglia di San Jacinto (a poca distanza dall’odierna La Porte, nella Contea di Harris), probabilmente convinto di doversela vedere con qualche centinaio di straccioni (come era successo un paio di mesi prima ad Alamo; su quella battaglia, e la sua mitologia, tornerò nei prossimi capitoli). Non solo perde la battaglia, ma si fa anche catturare dal Generale Sam Houston. Per avere salva la vita, concede l’indipendenza al Texas, che diventa una Repubblica sotto la presidenza di David Burnet.
Narra la leggenda che Burnet, pistola in una mano e la Bibbia nell’altra, abbia immediatamente convocato libere elezioni e stimolato i suoi connazionali a votare Sam Houston, eroe della Rivoluzione.
Hoston è un eroe a tutto tondo. Ha poco più di 40 anni ed è in prima linea con i suoi in battaglia, benché sia sostanzialmente invalido. Durante le guerre contro gli Indiani Creek, quando non arrivava a 20 anni di età,  aveva continuato a combattere con una freccia conficcata in una spalla.
Questo per la leggenda. In verità Houston era un vero e proprio avventuriero. Aveva vissuto con gli indiani e si era meritato la poco edificante nomea di ubriacone. Le sue uscite pubbliche si erano quasi sempre rivelate imbarazzanti e nel 1832 se n’era dovuto andare da Washington dopo aver aggredito il Deputato dell’Ohio William Stanberry.

Un dipinto che raffigura la battaglia di San Jacinto (www.history.com)

Houston era più che altro un fedelissimo del Presidente Andrew Jackson, che gli aveva in qualche modo affidato la conquista del Texas dopo aver invano cercato di acquistare (la compravendita di terreni fu parte della politica di Jackson, lo impareremo) nel 1829 lo Stato dal Messico. Con Houston Presidente,  Jackson (che comandava il Generale a bacchetta, ma difendendo i suoi eccessi senza riserve) dava per scontato di riuscire ad annettere il Texas agli Stati Uniti, ma non aveva fatto i conti con la volontà degli altri cittadini dell’Unione (era iniziato il dibattito sulla legittimità dello schiavismo e c’era il timore, non infondato e anche questo lo vedremo, che la milizia anglo americana del Texas fosse comandata da una banda di delinquenti), sui  dubbi delle potenze coloniali come Inghilterra e Francia (annettendo un territorio così grande, gli Stati Uniti sarebbero diventati a loro volta una potenza) e sulla volontà dei texani stessi di rimanere indipendenti. Gli Stati Uniti da parte loro riconoscono il Texas (1837), ma il Texas boccia la proposta di annessione agli Stati Uniti.
Subito dopo la conferma dell’indipendenza texana, nel 1838 si svolgono le seconde elezioni della neo nata Repubblica. La Costituzione impediva al Presidente di succedere a sé stesso, quindi Mireau Bonaparte Lamar (Vice Presidente di Houston) assume la più alta carica dello Stato. Il suo è un programma imperialista, che mira ad annettere al Texas una bella porzione di territorio messicano, inclusa la California. Lamar fonda una nuova città e la intitola a Stephen Fuller Austin. Nella memoria dei texani come Padre della Patria, Austin era in verità uno speculatore e un intermediario tra i coloni anglo americani e lo Stato Messicano (le figure come Austin erano dette in Spagnolo Empresarios). Austin era anche uno schiavista convinto e propugnava con decisione la tesi che il Texas dovesse essere americanizzato.
Le manie di grandezza di Lamar portano il Texas a fare una dichiarazione di guerra al Messico (1840) e poi a ritirarla (1841). Un contingente della milizia parte alla volta del Nuovo Messico (1842) per conquistarlo, senza però valutare bene le distanze e l’ostilità del territorio (infestato da orsi, lupi e leoni di montagna) e finendo con l’arrendersi all’Esercito del Messico senza sparare un colpo.  La Presidenza Lamar finisce con l’Impeachment e questo decreta che Sam Houston è di nuovo in carica.
Houston si trova a gestire una situazione economico finanziaria molto difficile (debiti per 4 milioni di dollari) e a subire tutta una serie di rappresaglie da parte del Messico, intenzionato a riconquistare il territorio. Prende quindi concreta forma l’annessione agli Stati Uniti, che viene sancita definitivamente (1845) con la firma del Presidente James Polk.
L’annessione del Texas fu una delle cause scatenanti della guerra tra gli Stati Uniti e il Messico. Il conflitto (18461848), si rivelerà disastroso per il Messico,  che non solo non riconquistò il Texas, ma perse California (fino a San Diego), Nevada, Utah e parti di Colorado, Arizona, New Mexico e Wyoming. Insomma, metà del suo territorio e 25.000 vite.
Il rimborso di guerra fu di oltre 18 milioni di dollari (il valore attuale sarebbe 650 milioni).

Se torniamo indietro fino al 1836, scopriamo che la Rivoluzione Texana ha basi non molto convincenti, dal punto di vista ideologico. Il Messico aveva infatti posto un limite ai Coloni anglo americani e, soprattutto, pretendeva che tutti gli schiavi (ufficialmente 2000, in verità ne erano entrati altrettanti clandestinamente) divenissero uomini  liberi entro 10 anni. Senza l’apporto degli schiavi (o dovendoli pagare come veri lavoratori) i coloni anglo americani avrebbero dovuto rinunciare a molta della terra che avevano reclamato.
Non molti anni dopo (6 novembre 1860, in occasione dell’elezione di Abraham Lincoln alla Presidenza degli Stati Uniti) si ripropose la controversia. Lincoln e il Partito Repubblicano (che esprimeva il Presidente per la prima volta nella storia del Paese) proponevano infatti l’abolizione della schiavitù (come è noto, le posizioni di Lincoln al riguardo sono state considerate per decenni come minimo controverse; non approfondirò oltre).
Il Texas sarà uno dei 7 Stati (gli altri erano Alabama, Florida, Georgia, Louisiana, Mississippi e Carolina del Sud) che il 4 febbraio 1861 rinunceranno ad appartenere agli Stati Uniti per formare gli Stati Confederati d’America, con Capitale Montgomery (Alabama) e Presidente Jefferson Davis.
Dopo che alla Federazione ebbero aderito altri  Stati (precisamente Virginia, Arkansas, Carolina del Nord e Tennessee), nonchè alcune tribù di Indiani civilizzati (nel gergo dell’epoca: quelle che accettavano di vivere secondo i costumi degli anglo americani) scoppiò la Guerra Civile americana, che si protrarrà fino al 1865 e avrà un totale di 625.000 morti e oltre 400.000 feriti.

La parola Texas deriva dal termine Taysha, che nella lingua degli indiani Hasinai significa amici o alleati. E’ probabile che il motto Friendship, che caratterizza lo Stato, derivi da questo.
“Il Texas è grande il doppio dell’Italia” sentenzia Alfie, l’incaricato della Alamo che ci fa le pratiche per ritirare l’auto a noleggio. Per prendere possesso materialmente dell’auto è invece necessario prendere un bus e portarsi al terminal specifico, che è ad almeno 10 chilometri dall’aerostazione.
Alfie, che ha una figlia che studia a Roma e ci imposta il navigatore in Italiano, si stupisce che qualcuno possa venire dall’Italia a passare il Natale in Texas.
La nostra prima tappa è Fort Worth, che si trova a meno di 20 miglia dall’aeroporto.  E’ uno dei 3 grossi centri (gli altri sono Dallas e Arlington) di un’area metropolitana da oltre 7 milioni di abitanti. I residenti di Fort Worth sono circa 800.000. Si chiama così perché la fondò il Generale William Jenkins Worth come avamposto militare.
Abbiamo prenotato una stanza all’Hyatt, proprio a un passo dalla Stockyards Station, la parte storica di quella che negli Stati Uniti è conosciuta come Cow Town,  la città delle mucche. La città moderna, a circa 5 miglia, è elegante (specie nella peculiare Sundance Squadre), vivace (tra Main Street e Houston Street c’è sostanzialmente un centro commerciale all’aperto) ma tranquilla.

Approfondirò la visita di Cow Town con il prossimo articolo

1-CONTINUA

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