Perché “42” doveva essere distribuito in Italia

BASEBALL, CINEMA, LETTERATURA, SPORT
A sinistra Branch Rickey, a destra Harrison Ford in "42"
A sinistra Branch Rickey, a destra Harrison Ford in “42”

Non sono sicuro che 42 (sceneggiatura e regia di Brian Helgeland) sia un gran film. Di certo, è fantastico come Harrison Ford caratterizza Branch Rickey, uno dei più illuminati dirigenti sportivi di sempre. L’uomo che si è inventato il Farm System (quando era con i Cardinals), che ha creato Dodger Town a Vero Beach, che ha introdotto i caschetti e le gabbie di battuta. L’uomo che ha scoperto Roberto Clemente e, appunto, Jackie Robinson (nel film l’attore Chadwyk Boseman). Inoltre, anche se non sono sicuro che 42 sia un grande film, è abbastanza ovvio che si tratta di un film molto significativo. Ed è altrettanto ovvio che la decisione di non distribuirlo in sala (si può comunque scaricare il film via i-tunes) rappresenta un vero schiaffo alla cultura sportiva degli italiani. O forse semplicemente, dimostra che non esiste una cultura sportiva degli italiani.

Jackie Robinson si riappacifica con ben Chapman nel 1947
Jackie Robinson si riappacifica con ben Chapman nel 1947

Una cosa che sarebbe da mostrare a tutti del film è la scena in cui il manager dei Phillies Ben Chapman (l’attore Alan Tudyk) offende Robinson facendo ampio uso del termine nigger (in Italiano lo dovremmo tradurre con negraccio). Oggi il termine negli Stati Uniti è talmente sconveniente che quasi nessuno (a parte i rapper, che se lo dicono l’un l’altro) osa pronunciarlo pubblicamente. Ho sentito addirittura un pudico the n word (la parola che inizia per n; esiste un documentario di Todd Larkin Willians con questo titolo e che parla dell’uso del termine). Ma nel 1947 le cose stavano diversamente. Perfino l’esercito degli Stati Uniti non ammetteva truppe miste e bianchi e neri erano in unità di combattimento diverse. Siamo in un mondo nel quale l’adulterio è motivo sufficiente per squalificare per una stagione Leo Durocher (interpretato da Christopher Meloni), manager dei Dodgers. Durocher vincerà poi le World Series con i Giants (1954) e passerà alla storia per il celeberrimo: “Bravi ragazzi? Ne hanno un sacco gli altri, quelli che sono al settimo posto”.
Visto con gli occhi di oggi, Chapman è un razzista indecente. Ma forse non per tutti. Nel film si giustifica dicendo: “Sono cose che a fine partita ci si dimentica, anche Di Maggio lo chiamiamo wop…” (wop, pronuncia distorta di guappo, è un termine spregiativo per indicare gli italiani sbruffoni). La cosa inquietante è che Chapman (morto nel 1993 a 84 anni) non ha mai smentito, anche se molti sostengano sia morto pensandola molto diverstamente. In verità, ha ridetto le stesse cose al giornalista Allen Barra nel 1979. Barra ne rende conto in un articolo pubblicato nell’aprile del 2013 sul sito Theatlantic.com.
Ancora più inquietante, secondo me, è che le giustificazioni di Chapman sono le stesse che non pochi usano per minimizzare i buuuuu razzisti (che non sono buuu, sono degli uh-uh-uh che vorrebbero rifare il verso delle scimmie) che si sentono negli stadi del calcio italiano.

Esplode la gioia: i Brooklyn Dodgers sono Campioni del Mondo 1955
Esplode la gioia: i Brooklyn Dodgers sono Campioni del Mondo 1955

Dell’epopea dei Dodgers di Brooklyn ho già parlato su questo sito. La cosa curiosa di questa squadra è che ha perso un’incredibile serie (1947, 1949, 1952, 1953) di World Series contro gli Yankees e ha vinto (1955) quando Branch Rickey era già stato estromesso dalla compagine di proprietari dagli O’Malley e Robinson era alla fine della sua luminosa ma tutto sommato breve (10 stagioni) carriera. Nel 1955 giocò 105 partite e chiuse con media battuta .256, la peggiore dei suoi anni in Grande Lega. Jackie Robinson è morto il 24 ottore 1972, a poco più di 53 anni.
Dei Dodgers di Brooklyn sono, come detto, celebrate più le sconfitte delle vittorie. Quella nello spareggio contro i Giants di New York per partecipare alle World Series del 1951 è notoriamente leggendaria. Bobby Thompson, con i Giants sotto 4-2 al nono, colpì un fuoricampo da 3 punti contro Ralph Branca (in 42 intepretato dall’attore Hamish Linklater, che è veramente uguale all’originale) che mandò i Giants alla Serie Mondiale contro gli Yankees. Quel fuoricampo ha ispirato il memorabile prologo del libro Underworld di Don De Lillo e venne definito the shot heard ‘round the world (il colpo che si è sentito in tutto il mondo), ovvio riferimento a Concord Hymn di Waldo Emerson, scritto per definire l’inizio della Guerra di Secessione.
Con in campo per l’ultima volta Joe Di Maggio e per la prima Mickey Mantle, gli Yankees vinsero (4-2, terza vittoria consecutiva, la numero 14 in assoluto). I Giants fecero esordire Willie Mays. Bob Sheppard, leggendario annunciatore dello Yankee Stadium, era a sua volta alle prime World Series.

La statua che dal 2005 ricorda a Brooklyn l'abbraccio di Pee Wee Reese a Jackie Robinson
La statua che dal 2005 a “Key Span Park” (Coney Island, ci giocano i Brooklyn Cyclones di Singolo A) ricorda l’abbraccio di Pee Wee Reese a Jackie Robinson

42 racconta la stagione 1947. Jackie Robinson (151 partite, tutte da prima base) sarà nominato alla fine primo Rookie of the Year della storia. Aveva chiuso la stagione con .297 di media, 12 fuoricampo, 48 punti battuti a casa e 29 basi rubate. Alla fine della stagione 1956, Robinson si ritirerà con 1382 presenze, 1518 valide, 137 fuoricampo, 734 punti battuti a casa e una media vita di .311. Sono numeri eccellenti, ma certo nulla a che vedere con gli immortali del baseball americano. TUTTE LE STATISTICHE di JACKIE ROBINSON
La scena in cui il capitano dei Dodgers Pee Wee Reese (nella finzione Lucas Black) appoggia il suo braccio sulla spalla di Robinson, è sicuramente romanzata (compresa la frase che Reese sussurrà a Robinson: “C’è la mia famiglia in tribuna, grazie perchè gli ho potuto dimostrare chi sono”). La finzione la colloca a Cincinnati, ma nella realtà (benchè sia stata resa immortale da una statua) non è chiaro quando e dove sia accaduta. Di certo la scena è davvero commovente. E anche di questo avevo scritto qualche tempo fa, quella volta sul sito della FIBS.

I Dodgers persero le World Series del 1947 (4-3) con gli Yankees. Per una volta, il ricordo più vivido di Brooklyn sul campo riguarda una vittoria. In gara 4, con gli Yankees in vantaggio nella serie e nella partita 2-1 e il loro pitcher Bill Bevens in no hit a un out dal termine, il pinch hitter Cookie Lavagetto colpì la prima (e unica) valida dei Dodgers al nono, spingendo a casa i punti della vittoria.

4 thoughts on “Perché “42” doveva essere distribuito in Italia

  1. Per la verità, in Italiano la distinzione tra accento acuto e grave è ormai considerata nulla, anche dall’Accademia della Crusca. Ma lo cambierò…

  2. Sulla cessione di Ellsbury sono d’accordo. Sono d’accordo anche sul fatto che un film non può cambiare una mentalità. Ma di sicuro, può aiutare a riflettere

  3. Piccola aggiunta: in italiano corretto perché si scrive con l’accento acuto e non grave (perchè) come scritto nel titolo dell’articolo.

  4. Alcune piccole considerazioni sparse:
    1) A me il film non è piaciuto. Sceneggiatura scadente, inadeguatezza di Boseman nel ruolo di (co)protagonista.
    2) Il film è comunque disponibile anche in DVD in versione italiana; su Amazon it viene venduto a meno di 7 euro.
    3) Non credo che un film possa cambiare la mentalità sportiva o la mentalità tout court di un popolo.
    4) A dirla tutta sono più preoccupato che in MLB giochino solo TRE indiani o nativi americani: i due lanciatori veterani Joba Chamberlain e Kyle Lohse e l’esterno centro Jacoby Ellsbury.
    Noterella a margine: credo che vendere Ellsbury sia stata la mossa di mercato più sciagurata dei Red Sox negli ultimi anni.

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