La serata perfetta a Broadway

BASEBALL, LETTERATURA, SCHIROPENSIERO

Mentre percorrevo la 42 est in direzione di Broadway sorridevo con me stesso. Tutte le volte che vengo a New York provo tenerezza pensando al me stesso della prima visita: lo sguardo sempre in alto (sono cresciuto in una città in cui il palazzo più alto ha 10 piani….) e il rischio di scontrarsi con tutti. Per esemplificare, riporto un passo del mio romanzo Non vuol dire dimenticare: “…La gente si muove lungo le Avenue come se fosse una marea. Il flusso arriva quando il semaforo dell’attraversamento pedonale di una qualsiasi Street mostra la scritta WALK e il deflusso, con conseguente arresto della marea per un istante, si fa vivo puntuale quando la scritta si trasforma in DON’T WALK. La marea avanza, si ferma, riparte, accelera, rallenta e poi si riferma senza che gli occhi di tutti questi cittadini del mondo si incrocino mai. Io, da Padano pigro e abituato alla mia vasca, dedicavo invece sguardi un po’ a tutto, specie alle belle ragazze. Brutta abitudine: dopo pochi metri mi sono scontrato con un nero dall’aria incazzata e ubriaca, che mi ha gridato qualcosa che aveva a che fare col fatto che, essendo io grande, anche il mio buco del culo doveva esserlo di conseguenza. A capo chino ho accelerato il passo….”.

Chazz Palminteri
Chazz Palminteri

Andare in giro per Manhattan è comodo perchè non ci si può perdere, visto che le strade sono tutte contraddistinte da un numero. Così non è stato un problema arrivare al 220 della 48 ovest, dove ha sede il Longacre Theatre. Per la cronaca, Longacre Square è il vecchio nome di Times Square.
Avevo prenotato dall’Italia un biglietto per assistere a A Bronx tale, musical che ha debuttato all’inizio del mese. Il testo originario è molto famoso. Chazz Palminteri lo scrisse negli anni ’80 del secolo scorso, rappresentandolo con successo nel 1989 a Los Angeles nella forma di un One man show durante il quale interpretava tutti i personaggi. Tanto successo che ricevette un’offerta da un milione di dollari per cedere il testo a una Major che voleva farne un film. Ma Palminteri (che pure era in ristrettezze economiche: narra la leggenda che sul conto avesse solo 200 dollari) pose una condizione: devo essere io a interpretare il personaggio di Sonny e devo collaborare alla sceneggiatura.
La Major lo mandò a quel paese. Ma per fortuna di Chazz, Robert De Niro era alla ricerca di una storia su cui costruire il suo primo film da regista. Capitò in teatro, vide A Bronx tale e accettò tutte le condizioni di Palminteri, che in effetti nel film del 1993 interpreta Sonny.

Sonny è un boss di quartiere che commette un omicidio. Il piccolo Calogero vede tutto, ma decide di non denunciare Sonny alla polizia. Da qui nasce uno strano rapporto tra i 2, osteggiato da Lorenzo, il padre di Calogero.
A Bronx tale è un testo formidabile nel quale si trova tutto. E’ un racconto di formazione (memorabile questa frase di Lorenzo: “La cosa più triste nella vita è il talento sprecato”). Calogero è in effetti un ragazzo di talento, con una vocazione letteraria chiara, ma frequenta dei balordi, che non lo riterrebbero uno dei loro se si iscrivesse all’Università.
A Bronx tale è anche commedia, perchè si ride parecchio. E’ un omaggio alla cultura italo americana che fu (“Papà, Joe Di Maggio era così bravo perchè era italiano” e la risposta è uno strepitoso: “In parte è per quello”).
E’ anche un omaggio al baseball. Sonny conosce Calogero perchè lo vede piangere dopo il famosissimo fuoricampo di Bill Mazeroski in gara 7 delle World Series 1960 che diede ai Pirates di Pittsburgh la vittoria sugli gli Yankees (contro Ralph Terry, che 2 anni dopo sarà MVP delle World Series). E quando Calogero (lo Yankee stadium ha sede nel Bronx) gli confessa che piange perchè secondo lui il suo idolo Mickey Mantle è triste gli risponde: “Credi che a Mantle importi di te?”.
A Bronx tale è anche dramma. Se avete visto il film di Robert De Niro sapete perchè. Ed è anche redenzione..

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Il Longacre Theatre è una struttura con un’acustica fantastica ma con posti non comodissimi. Il biglietto migliore che ho trovato era per un posto in balconata e costava (tutto compreso) un 100 dollari. Per i posti in platea si veleggiava verso i 230. Che avrei anche pagato, ma erano esauriti.
Il pubblico americano sembra ammaestrato. Nessuno ha gli attacchi di tosse tipici dei teatri italiani, per dire. E la partecipazione è totale. La maggioranza rappresenta la categoria che nei corsi di scrittura creativa chiamano lettore o spettatore ingenuo. Quello che crede che quel che vede in scena sia vero. Quando Calogero apostrofa un afroamericano come nigger (termine oggi assolutamente sconveniente, negli anni ’60 meno) si sente tutta una serie di Oh di stupore.
Alla fine del primo atto una maschera mi comunica solerte che ho 15 minuti di interruzione a disposizione. Troppi, perchè dopo aver visitato i servizi (men’s room, come dicono qui, da buoni puritani) decido di bere una Pepsi cola zero e la pago un bel 10 dollari. In compenso il barista mi chiede se mi sto divertendo. Resisto alla tentazione di dire che prima di pagare 10 dollari una Pepsi sì. Ma penso che queste domande che gli americani fanno in continuazione (“com’è la tua giornata e tutte le varianti”) sono in realtà domande retoriche, che non presuppongono una risposta. Per questo, io rispondo sempre con dei “molto bene grazie”. Quando provo a diventare interattivo, comunque, ottengo a malapena un “good”.

Qualche gadget di "A Bronx tale"
Qualche gadget di “A Bronx tale”

La musica Alan Menken (autore de La piccola bottega degli orrori e La bella e la bestia: 8 Oscar, 11 Grammy) è rock tradizionale, più anni ’50 che ’60. Ma è meravigliosa. La coreografia di Sergio Trujillo la trovo impeccabile, così come la direzione d’orchestra (per quanto mi sia chiesto per tutto lo spettacolo DOVE avevano sistemato l’orchestra) di Jonathan Smith.
Tutte le voci sono notevoli: il Calogero di Bobby Conte Thornton (Lillo Brancato, che interpretava Calogero nel film, era sfortunatamente in galera per furto, al momento del casting) e il Lorenzo di Richard H. Blake (già Tony Manero ne La febbre del sabato sera) sono 2 tenori dalla voce squillante. I toni baritonali di Sonny (il canadese Nick Cordero) sono forse il meglio che si sente, assieme alla bellissima voce soul di Ariana Debose (reduce da Motown, the musical), che interpreta Jane, la prima ragazza di Calogero.
Il protagonista a 9 anni è il sorprendente Hudson Loverro, voce bianca ma potentissima.
Quando lo spettacolo finisce, vorrei che ricominciasse. Mi sono divertito così tanto che sono quasi commosso.

Per avere la conferma che Palminteri ha scritto un testo autobiografico basta leggere la sua biografia: il suo vero nome è Calogero (Sonny dice al piccolo Calogero: “Dobbiamo fare qualcosa con questo nome, è troppo lungo. Ti chiamerò C“) e il suo secondo nome è Lorenzo.
Per Robert De Niro (che firma la regia anche del musical, assieme a Jerry Zaks) il testo ha un valore particolare, tanto che dedicò il film a suo padre, appena scomparso.
Chazz Palminteri è stato chiamato da Woody Allen a reinterpretare Sonny nel film pluripremiato Pallottole su Broadway (Cheech, il sicario con vocazione letteraria). Anche Pallottole su Broadway è diventato un musical e Cordero ha interpretato anche in quel caso il ruolo che era stato di Palminteri.

Nota finale: avendo pagato la Pepsi 10 dollari, mi sono sentito in dovere di riportarmi a casa il bicchiere come souvenir.

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