Silvia Romano dopo la liberazione

La scelta di Silvia Romano

RELIGIONE, SCHIROPENSIERO

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume
Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 19

Quasi tutti abbiamo l’approccio alla Religione che ci viene dalla nostra educazione.
Prendiamo il mio esempio. Sono cresciuto convinto che a scuola ci fosse L’ora di Religione perché di Religione ne esiste una sola. Fino a che Oliviero, un mio compagno di scuola delle elementari, durante quest’ora sparì dalla classe. E mia madre mi spiegò, con il volto scuro di chi ti deve dare una notizia tragica, che la sua famiglia era diventata Testimone di Geova.

In via Sant’Anna, dove giocavamo a calcio tutti i (santi e non) giorni, non eravamo esattamente popolari. Era dovuto al fatto che avevamo identificato come porte un paio di garage e i gol facevano un rumore d’inferno. Una donna che ci spiava dalle finestre al fine di avvertire i vigili al primo gol, si spinse addirittura ad avvicinarci per dirci di fare attenzione a un determinato portone.
“C’è venuto ad abitare un russo. Poveretto, è Protestante”.
Quel “poveretto” mi colpì molto.

Io mi ritengo un Cattolico abbastanza colto. So che molti Preti, di fronte a questa affermazione, mi riserverebbero lo stesso sguardo che ho riconosciuto negli allenatori di calcio o di baseball a ogni intervista. Del tipo “sì, certo, colto”. Quindi, specifico: abbastanza informato. O meglio, informato abbastanza per sapere che un Cattolico ha come unico intermediario verso Dio il Sacerdote (per i Protestanti, “poveretti” ma comunque Cristiani, sarebbe diverso). Questo mi porta a porre la domanda: com’è possibile che gente che si professa Cattolica possa mettere in dubbio quello che dice il Papa (anche se non parla quasi mai, per sua stessa ammissione, Ex Cathedra) sulla base delle affermazioni di un personaggio come Matteo Salvini. Che, oltre a dimostrare di non avere idea di cosa ci sia scritto nel Vangelo, dal punto di vista della Chiesa è uno che “vive nel peccato” (ha figli con 2 donne diverse, non è sposato a nessuna). Anche Giorgia Meloni, a sua volta pezzo grosso della difesa della famiglia tradizionale, ha avuto un figlio fuori dal matrimonio. Per non parlare di Pier Casini (lo incontrai con la moglie al Teatro Regio di Parma il giorno prima che i giornali annunciassero della sua storia con Azzurra Caltagirone), Gianfranco Fini e naturalmente Silvio Berlusconi nostro. Che i 10 Comandamenti li deve aver violati un po’ tutti.

Per una gran numero di persone dire “sono Cattolico” è un sinonimo di “sono Italiano sul serio”. E chissenefrega dell’articolo 19 di cui sopra. Tanto la Costituzione la difendo solo quando serve pretendere che sia immutabile per far cadere il Renzi di turno.
Essere Cattolico, nella percezione di milioni di Italiani, non ha a che fare con la Fede. Ha a che fare con tutta una serie di consuetudini, comportamenti. E anche certezze.

Se si ponesse il tema di cosa rappresenta rivolgersi a Dio, un Cattolico di scolarizzazione accettabile dovrebbe arrivare a capire che non può esserci un Dio dei Cristiani, un Dio dei Musulmani e un Dio degli Ebrei. Dio è uno (“credo in un solo Dio”, si prega ogni domenica). Diversi sono i modi in cui si è rivelato all’uomo.

Se si accettasse questo, si potrebbe convivere meglio con la scelta fatta da Silvia Romano quando si è convertita all’Islam.
Parliamo di una ragazza che si trovava sola in una prigione in Somalia e che si è trovata tra le mani il Corano. E che ha pensato che Dio le si fosse rivelato in un modo più pieno di quanto non fosse accaduto a Catechismo in quel di Milano.
C’è naturalmente la versione meno romantica. Quella che ci descrive una ragazza che ha avuto paura di non uscire più dalla sua prigione in Somalia e che ha pensato che abbracciare il culto dei carcerieri potesse aiutarla. Da giornalista, mi verrebbe da chiedere in che lingua ha letto il Corano, che di suo è scritto in versi e non offre interpretazioni univoche.
Il punto comunque è che, per salvare la pelle, ci saremmo convertiti  quasi tutti. E a supporto della mia affermazione, porto il fatto che quelli che hanno difeso il loro credo religioso a costo della vita li troviamo tutti sul calendario.

La scelta di Silvia Romano è personale. Legittima per la nostra Costituzione e insindacabile da noi, che siamo i suoi pari e non abbiamo il diritto di giudicarla. Grazie al cielo, l’ultimo Tribunale che giudicava per questioni di Fede è stato abolito nel 1800.

I messaggi di odio nei suoi confronti sono invece lo specchio di quello che siamo diventati. E rappresentano una grossa delusione: la pandemia non ci ha resi migliori.

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