Gigi Carrozza alle Olimpiadi 1996

Gigi Carrozza e un primato che non verrà battuto

Approfondimenti e curiosità, BASEBALL

Gigi Carrozza rimarrà per sempre nella storia del baseball. So che queste affermazioni di solito lasciano perplessi, ma un giocatore che ottiene il titolo di miglior battitore di un’Olimpiade (Atlanta 1996) con la media .571 è per forza di cose nella storia. Questo articolo nasce da una chiacchierata telefonica.

Ho conosciuto Gigi Carrozza nel 1990. In quell’anno radio Onda Emilia aveva riconquistato i diritti per le partite casalinghe dei Parma Angels di baseball. Io non lavoravo alla radio a tempo pieno, causa l’impegno con i 12 mesi di ferma militare (da me tramutati in servizio civile). Avevo però seguito il Parma, sponsorizzato World Vision, in diverse trasferte.

Carrozza era un giovane (classe 1969, aveva 21 anni) al suo secondo anno di Serie A. Il primo lo aveva disputato nelle Calze Verdi di Casalecchio, l’ambiziosa società guidata dall’ ambizioso presidente Lambertini ma che si sarebbe rivelata una meteora.
A Parma Carrozza sarebbe rimasto fino a tutta la stagione 1999, protagonista di un ciclo che ha arricchito l’Albo d’Oro del club di 4 scudetti (1991, 1994, 1995, 1997) e 4 Coppe dei Campioni (1992, 1995, 1998 e 1999). I primi 3 scudetti e le prime 2 Coppe, entrambe vinte in Olanda, li ho raccontati per Onda Emilia.

“Certo che mi ricordo di Riccardo Schiroli” dice Gigi Carrozza quando mi risponde al telefono.
Mi racconta che la sua professione è quella di agente di commercio e che non si è dedicato al baseball dal 2010, anno del suo ritiro, al 2018. Con la stagione 2019 è tornato in campo per allenare il Matino, la squadra nella quale si era avvicinato al baseball.

“Avevo bisogno di una pausa dal baseball” continua “Ho dedicato tutto me stesso a questo sport dai 13 ai 40 anni. Mi sono preso il tempo per altri hobby, ad esempio il tennis. Se sei stato un atleta, difficilmente riesci a stare fermo…”.

Come tutti, oggi Carrozza è costretto a stare fermo a causa delle misure restrittive imposte dalla pandemia di COVID-19.
“Avevamo regolarmente iniziato la preparazione in palestra e abbiamo lavorato fino a marzo. Sto cercando di stimolare i ragazzi, almeno incitarli a tenersi in forma fisicamente, magari andando a correre, per non perdere tutto il lavoro fatto fino qui”.
C’è una data per l’inizio dei campionati: il fine settimana del 13 e 14 giugno: “Speriamo. Qui nella Provincia di Lecce sono stati registrati solo 400 casi, quindi sono fiducioso sul fatto che presto potremo tornare in campo”.

Menziono a Carrozza il record di Atlanta 1996. E aggiungo che è impossibile da battere.
“I record sono fatti per essere battuti. Riconosco che è difficile fare meglio, ma non è impossibile. Non è che ho chiuso a media mille…”.

Non ha chiuso a 1000, ma a .571. E lasciandosi alle spalle giocatori del livello di Luis Ulacia di Cuba, che chiuse a media .556, e i suoi formidabili compagni di squadra Omar Linares e Orestes Kindelan. In classifica figuravano anche future stelle della NPB giapponese come Kosuke Fukudome (la prima scelta al Draft 1999, allora aveva 19 anni) e Nobuhiko Matsunaka, che fu la scelta numero 2 al Draft 1997.

“Il 1996 sarebbe stato il mio ultimo anno da giocatore a tempo pieno. Proprio dopo Atlanta iniziai a lavorare” ricorda Gigi.
Tutti ci aspettavamo che dopo Atlanta firmassi per qualche organizzazione MLB: “Avevo già 27 anni e credo che la mia occasione fosse arrivata prima. Nel 1991 e 1992 andai allo Spring Training dei Los Angeles Dodgers con Sal Varriale e Pierluigi Bissa. C’erano rapporti importanti tra Peter O’Malley, il proprietario dei Dodgers, e la FIBS”.
E non ti arrivò una proposta? “Lo Spring Training non andò benissimo. Sal mi disse che c’era una possibilità di rimanere, iniziando dal Singolo A. Sinceramente, non me la sono sentita”.

Torniamo alle Olimpiadi del ’96. Quando ti sei reso conto dell’impresa che stavi compiendo? “Non è che abbia avuto piena consapevolezza di quello che stava succedendo. Come giocatore, guardi sempre i numeri, ma in un torneo breve una buona o una cattiva partita possono influire pesantemente sulla media, visto che i turni totali sono pochi” per la precisione, furono 21 e Carrozza ottenne 12 valide, di cui 3 doppi. Grazie a Davide Bertoncini per la scheda vita.
“Verso la fine del torneo, visto com’ero piazzato, ho iniziato a crederci” aggiunge Carrozza. “Certo, l’idea di lasciarmi dietro certi nomi mi sembrava assurda. C’è voluta anche fortuna”.

Gigi Carrozza a segno nella vittoria azzurra contro l’Australia (Archivio FIBS)

Atlanta 1996 è un ricordo vivissimo per Gigi Carrozza: “Io ero arrivato davvero pronto per giocare, dopo un lavoro durissimo. Era la mia attività principale e ci avevo messo moltissimo impegno. Ero al top, come atleta. Il 1995, 1996 e 1997 sono stati i miei anni migliori. Devo dire che la FIBS ci aiutò molto. Abbiamo viaggiato moltissimo per giocare a un livello più altro di quello che era il nostro campionato. Avevamo un programma di preparazione atletica molto evoluto. Questo ci ha permesso di giocare a un certo livello nel caldo tremendo di Atlanta. Il Dottor Gianfranco Beltrami si era occupato della nutrizione. Nulla era stato lasciato al caso”.

La Federazione voleva anche rinforzare la squadra con i lanciatori Jason Grilli (futuro All Star MLB), Todd Incantalupo e Ryan La Mattina. Rimpianti per non averli accettati nel gruppo?
“Eravamo l’espressione del baseball italiano, come gruppo. Non ci stava bene che la rosa potesse essere modificata con giocatori che non si erano meritati la convocazione”.
Vista la sconfitta di misura con l’Olanda, maturata nel finale, magari un Grilli avrebbe fatto comodo…
“Magari inserire giocatori imponendoli avrebbe rovinato la chimica del gruppo. Penso sia impossibile saperlo”.

Dopo l’addio a Parma sembravi sparito dai radar. Hai giocato a Grosseto, Bologna, Reggio Emilia, Rho, Modena. Poi nel 2006 sei andato a Rimini e hai vinto di nuovo: “Lo scudetto del 2006 è stato veramente inatteso e fu una grande gioia”.

Oltre 900 presenze, oltre 1000 valide, 97 fuoricampo nel campionato italiano. Con la Nazionale un totale di 67 partite che includono 3 Olimpiadi (1992, 1996, 2000), 2 Mondiali (1994, 1998 con lo storico quarto posto) e anche 4 Coppe Intercontinentali e 2 Europei, con il titolo nel 1997. Questa carriera ti è valsa la Hall of Fame.
“Quando mi hanno comunicato che sarei stato inserito nella Hall of Fame ero ovviamente contento, ma non tanto consapevole di cosa poteva significare. Poi alla cerimonia ho capito l’importanza di questa cosa. Ho incontrato diversi miei ex compagni ed è stato commovente. Parlavamo tutti con il cuore.
E’ importante che la Federazione dia risalto alla Hall of Fame. E’ giusto riconoscere il contributo al baseball di chi ci ha dedicato una vita. Non parlo solo di giocatori o tecnici. Parlo anche di dirigenti, arbitri, giornalisti”.

 

Gigi Carrozza nella Hall of Fame
Gigi Carrozza è stato ammesso nel 2020 alla Hall of Fame del baseball e del softball italiani (Corrado Benedetti-NADOC)

Cosa ti ha lasciato il baseball?
“In generale, il decennio dal 1990 al 2000, dai 20 ai 30 anni, è stato fantastico, indimenticabile. Ma quello che veramente mi è rimasto dentro è la passione che si respirava allo stadio a Parma nella gara con il Verona che ci ha dato lo scudetto 1991. Non ho mai più giocato in uno stadio del genere, con un pubblico del genere”.

Consiglieresti al Gigi ventenne di dedicarsi a tempo pieno al baseball, oggi?
“Credo che oggi sarebbe più difficile. Non so bene cosa mi aveva spinto allora a dedicarmi a tempo pieno al baseball. Certamente, ero contento dell’aspetto economico e delle prospettive, ma non era solo quello. Diciamo che sentivo che si poteva fare. Oggi lo stile di vita è diverso. Sembra che in assenza di garanzie, le persone non si impegnino”

Non è un periodo bellissimo per lo sport in generale. Ne ho scritto recentemente. Guardando al baseball di oggi, sei ottimista?
“Sono ottimista perché conosco la qualità di tante persone che si occupano di baseball. Questo sport arriva a far parte del tuo DNA. Ma se dico che sono ottimista, è evidente che parlo con il cuore e non con la testa. Cercando di essere più razionale, capisco che è dura. Ci sono meno soldi ed è dura per tutti. Credo comunque che il baseball italiano debba capire come evolversi, in che modo convincere i migliori atleti a giocare a baseball. Certo, lo so che un’offerta economica importante è sempre il modo migliore. Probabilmente il nostro movimento paga il fatto di essere rimasto un po’ indietro, legato a un mondo che non è quello di oggi”.

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2 thoughts on “Gigi Carrozza e un primato che non verrà battuto

  1. Un eccellente articolo scritto con la testa ed il cuore. E grazie anche per aver dato adito di scelta alla Commissione della Hall of Fame

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