Da Fernando de Noronha un arrivederci al Brasile

Brasile 2014-2015, VIAGGI

“In Brasile il problema dell’esistenza di una vita dopo la morte non si pone, perchè il Paradiso passa in secondo piano rispetto alle meravigliose 21 isole che compongono l’arcipelago di Fernando de Noronha” Guida Lonely Planet

Splendido ricordo di Praia do Melio
Splendido ricordo di Praia do Melio

Pensavo a questo, mentre la ragazza della reception chiedeva a me e a mia moglie di metterci in posa per una foto ricordo e ci regalava un calendario: “Così potete programmare quando tornare”.
Perchè tra i tanti posti “in cui si deve tornare per forza” che ho avuto la fortuna di vedere, Fernando de Noronha certamente è uno di quelli in cui mi sento di voler tornare “sul serio”. Anche se è un posto estremamente caro.
Tanto per cominciare, in aeroporto si paga una Taixa de Preservaçao Ambiental, mediamente un po’ più di 10 euro al giorno. Poi c’è anche il balzello del Parco Marino: altri 6 o 7 euro al giorno per entrare nelle spiagge più importanti. Infine, i prezzi dei generi di consumo sono praticamente il doppio rispetto al resto del Brasile. Se a Recife una coca cola costa 2.5 reais qui ne costa 5, quindi più o meno come in Europa.
Cito ancora la Lonely Planet: “I posti in Paradiso non sono a buon mercato”.

Alcune volte a Fernando de Noronha si divertono più i surfisti
Alcune volte a Fernando de Noronha si divertono più i surfisti

Fernando de Noronha ha quella che è considerata la spiaggia più bella del mondo: Praia do Sancho. E’ destinata anche a rimanerla, perchè per raggiungerla è necessario scendere 2 ripide scale a pioli e qualche centinaio di scalini intagliati nella pietra. Ma la bellezza vale lo sforzo. Che garantisce anche un indimenticabile bagno in acque cristalline, nelle quali spesso si vedono gli squali limone. Io li ho visti dall’alto la mattina prestissimo, quando mi ero portato nella vicina Baia dei delfini. Allo scopo di osservare, appunto, i golfinhos rotador (in Italiano: strenelle). Che vivono a centinaia in questa baia, ma nella mattina in cui ci sono andato io hanno pensato bene di rimanersene lontani e regalarci solo qualche spruzzo d’acqua. E dire che avevo prenotato un taxi per le 5.30, cioè addirittura in anticipo sul già anticipato (6.30) orario di apertura al pubblico.

In  immersione a Pedras Secas
In immersione a Pedras Secas

Il consiglio di partire presto era venuto dal personale della Posada do Vale, dove abbiamo alloggiato per 9 giorni. Si tratta di un posto magnifico, immerso nel verde. Sono tutti gentilissimi e non fanno mancare nulla. Oltre all’abbondantissima colazione, offrono tutti i giorni quello che chiamano Il The e che in verità è quasi una cena. Al punto che per i primi giorni non abbiamo nemmeno azzardato a cenare fuori. Il giovedì poi c’è la Peixada, una cena a base di pesce che è anche una scusa per riunire gli ospiti e farli socializzare. Propongono anche la moqueca, un pesce stufato nel latte ci cocco che è piatto tipico dello stato di Bahia. Ma che i ristoranti esterni alla Posada (in particolare: il Tricolor) cucinano meglio. A proposito di ristoranti: quelli di Noronha sono abbastanza cari e il servizio non è proprio velocissimo. Il Flamboyant sembra il più professionale. I brasiliani fanno porzioni enormi, quindi quandi basta ordinare un piatto a testa e dividerselo: è come prendere primo e secondo.
Tornando al mare, Fernando de Noronha è rinomata per le immersioni. Giustamente, sia per la bellezza dei siti (in particolare Pedras Secas) , sia per la ricchezza di fauna (eccellenti occasioni di vedere squali e tartarughe tutti i giorni), sia per la professionalità dei diving center dell’isola.
A proposito di professionalità e cose ben fatte: il percorso tra Sancho e Golfinhos avviene lungo una comoda passerella, adatta anche a chi è costretto in carrozzella, costruita in plastica riciclata. Davvero un esempio di civiltà.

La vita di Noronha si svolge attorno a Vila dos Remedios, che sarebbe il centro. Consta di 2 piazze, vari ristoranti, negozi che vendono di tutto (ma non le bandane: ne cercavo una, dopo che ho perso quella storica dell’Isola di Pasqua). Essendo un insediamento del 1700, non lo si può toccare nemmeno per restaurarlo. Il terreno è molto accidentato e non è tanto comodo camminare. Oltretutto, per andare dalla Posada verso il centro c’è una salita non indifferente.
E’ meglio il sentiero che porta alle prime 2 spiagge. Praia do Medio è stata quella che abbiamo frequentato di più. E’ splendida, anche se purtroppo il vento ha alzato onde alte anche 4 o 5 metri: bellissimo per i surfisti, meno per chi vuole solo sguazzare in acqua.
Siamo stati anche un paio di volte a Cacimba do Padre, alla quale si arriva camminando in spiaggia da Praia Bode, vicinissima alla fermata del bus. Da Cacimba si prosegue per Praia dos Porcos, che se no si potrebbe raggiungere solo via mare. E che offre un colpo d’occhio molto fotografato.

Per vedere tutte le spiagge e farsi un’idea, si possono fare sia il giro dell’isola in barca che in auto. Quello in auto, con la guida che parla solo in portoghese (perchè la guida che parla Inglese costa un’esagerazione), è molto interessante e include anche lo snorkeling a Sueste di cui ho parlato nel capitolo sugli squali.
La gita si chiude a Boldrò, dove c’è un’atmosfera fantastica e si aspetta il tramonto accompagnati da un bravissimo chitarrista e da un cartello: “Qui non c’è il wi-fi, parlate tra di voi”.

I biologi del progetto Tamar in azione
I biologi del progetto Tamar in azione

Altre 2 attrattive sono naturalistiche.
I biologi del progetto Tamar fanno un censimento delle tartarughe e vi fanno assistere quando le catturano a Sueste. Certo, vedere questi rettili in acqua è molto più emozionante.
C’è poi lo snorkeling in mezzo metro d’acqua alla piscina naturale di Atalaia, alla quale si arriva camminando lungo un sentiero. Per la verità, quando siamo andati noi non si è visto granchè, ma normalmente diventa una nursery di vari animali, tra cui gli squali. Bisogna stare attenti ad asciugarsi quando si esce dall’acqua. Ad Atalaia spira un certo venticello e se ne può uscire con un inopportuno raffreddore. Come è successo a me.
Un inconveniente che non mi impedisce certo di voler tornare a Fernando de Noronha.

Ora che ho scritto 14 capitoli sul viaggio, il Brasile mi sembra tanto lontano. Nel tempo, oltre che nello spazio. La cosa mi dà una malinconia, l’idea di potermi rileggere e rivivere quei giorni bellissimi invece mi conforta.

Il mio Brasile 14-FINE

1-La Storia      2-Leggendo i ‘Versi Satanici’ di Rushdie
3-Ipanema e Copacabana 4-Ultimo ricordo di Rio
5-Il Pantanal  6-I Piranha fanno veramente paura?
7-Manaus 8-Indimenticabile Amazzonia
9-L’ultimo dell’anno a Salvador de Bahia 10- Il Pelourinho
11-In pullman 12-Parliamo di squali  13- Anche un mese di letture

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