Isaac Asimov

Come la mettiamo, Isaac Asimov? Io in Dio continuo a credere

LETTERATURA, RELIGIONE

Isaac Asimov (1920-1992) è uno dei responsabili della mia passione per la lettura. Scoprii il suo Io, Robot prima di una vacanza studio in Germania. Era il 1980. Ho riempito i 3 anni successivi cercando di recuperare tutti i suoi racconti e romanzi. Fino a che nel 1983 ne ha scritto uno nuovo: Robots and Empire, il primo libro che ho letto in Inglese per mia scelta e non perché imposto da un insegnante.

C’è un racconto di Isaac Asimov che si intitola L’Ultima Domanda (1956; era la sua opera preferita) e che finisce con un computer talmente potente da essere sopravvissuto alla distruzione dell’Universo che risponde a una fatidica ultima domanda. La domanda è: “Questa è la fine”. E la risposta è “E luce sia!”.

Isaac Asimov era un grande appassionato della Bibbia. Sostiene addirittura che la Bibbia di Re Giacomo, la prima traduzione in lingua Inglese, sia il massimo raggiunto dalla letteratura nella sua lingua madre, al limite a pari delle opere teatrali di Shakespeare.

Asimov però aggiunge: “Non penso che sia stata scritta sotto la dettatura di Dio. Non più dell’Iliade”.

Come la mettiamo? Come la mettiamo con il fatto che (l’ho scritto io su questo sito al riguardo di un viaggio in Terra Santa del 1992) “annoiato da giorni di viaggio in compagnia di persone che avevano mediamente 30 anni più di me, durante una Messa nella Chiesa che sorge sul luogo dove i Re Magi avevano reso omaggio a Gesù neonato, mi sono sentito all’improvviso emozionato e ho capito che non morirò da solo in nessun caso”.

Mi interessa evidenziare la frase che segue nell’articolo (che è una meditazione su La Passione di Cristo, il film di Mel Gibson e soprattutto il resoconto delle visioni di Suor Anna Katharina Emmerich scritto nel 1823 da Clemens Brentano): “Non è razionale. E’ il mio modo di credere”.

Asimov a leggere queste mie parole si metterebbe a ridere. Per lui era tutto razionale. Scrive, non a caso: “I meccanicisti del secolo XIX erano un bel po’ più vicini all’obiettivo dei loro concorrenti: i vitalisti, i teologi i mistici…”.
Per Asimov i meccanicisti sono coloro che “pensano che il comportamento dell’universo sia interpretabile attraverso una serie di affermazioni generali che possiamo chiamare leggi della natura”.
La parte davvero forte arriva adesso, perché secondo Asimov le leggi in questione: “negano qualsiasi pensiero di libero arbitrio, intelligenza superiore o dio, se volete che sia brutale”.
L’uomo è “parte dell’universo”. Quindi secondo Asimov non ha “libero arbitrio” e “non può disubbidire alle leggi della natura”.

Isaac Asimov è stato in vita (a partire dal 1985) il Presidente della American Humanist Association, che sul suo sito ufficiale si presenta come “good without a god” (stiamo bene senza un dio, per tradurre idiomaticamente).
Si tratta di un movimento che ha le sue radici nell’Antica Grecia e che negli USA si è sviluppato a partire dal 1927 all’Università di Chicago, suscitando l’interesse di Albert Einstein.
Nato come una forma di religione che rifiuta la religione, l’Umanismo si è evoluto in una filosofia di vita che punta a rendere il mondo “un posto migliore”. Chi sposa l’Umanismo prende le “informazioni dalla scienza, ma si definisce “ispirato dall’arte e motivato dalla compassione”. La filosofia di base afferma “la dignità di ogni essere umano” e supporta “la massimizzazione delle libertà individuali” a patto che sia compatibile “con la responsabilità sociale e planetaria”.

La filosofia dell’Umanesimo (in Inglese)

Non c’è niente che non mi piaccia dell’Umanismo. Ma allo stesso tempo, non posso credere che l’universo sia stato creato da un computer, quindi dal frutto dell’evoluzione di una specie (l’homo sapiens) che è di fatto il risultato del caso. Io in Dio continuo a credere. Come ho già scritto, non sarà razionale. Ma è il mio modo di essere.

Continuo anche a considerare Isaac Asimov un Maestro. Mi sono commosso a leggere che la maggior parte di quello che sa lo ha appreso continuando a studiare dopo aver completato gli studi tradizionali, che lo hanno portato a ottenere un Dottorato in biochimica.

Scrive Asimov: “Trovo triste che lo studio venga di solito associato al dolore, al lavoro duro e alla noia. Così va a finire che dopo la scuola, si smette di imparare. La persona media inizia così a disimparare quello che aveva studiato”.

Questo mi tranquillizza. Non ho mai smesso di studiare.

I virgolettati di Isaac Asimov vengono dal It’s been a good life, la sintesi dei 3 volumi della sua biogragia fatta dalla seconda moglie Janet dopo la morte del grande scrittore. La traduzione (sempre mia) è idiomatica.

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