Don Porter tra il suo successore Dale Mc Mann (a sinistra) e il Presidente WBSC Riccardo Fraccari

Addio a Don Porter, l’uomo che ha inventato il softball internazionale

Approfondimenti e curiosità, SOFTBALL

Se n’è andato l’uomo che ha creato il softball internazionale. Detta così, sembra un’esagerazione. Ma se mi seguite mentre cerco di raccontarvi chi era Don Porter, capirete che non è così

La prima volta che ho sentito nominare Don Porter era perché mi voleva far squalificare. Cosa che sarebbe stata impossibile, visto che non ero tesserato per nessuno. Neanche per l’Ordine dei Giornalisti.

Siamo nel 1989 e Umberto detto Chicco Pisi sta parlando con l’editore di radio Onda Emilia Fabrizio Pallini. Per la verità, sta ascoltando.
“Porti pazienza, signor Pisi. Riccardo è sempre in ritardo”.

Riccardo sono naturalmente io. E Pisi mi precede, senza dire una parola, verso la mia scrivania nella redazione della radio.
“Il Mega mi ha convocato” dice Pisi.

Il Mega (copyright Sandro Rizzi) è Aldo Notari, presidente della FIBS, la Federazione Baseball Softball. Per la quale io non sono tesserato, ma Pisi sì. Pisi è anche un tecnico delle Nazionali giovanili e Notorius (altro soprannome, il copyright questa volta è di Paolo Ceccaroli) non è certo uno che si sarebbe fatto problemi a minacciare Pisi di togliergli l’incarico.

L’incidente è provocato da un mio articolo. Cosa che nei miei rapporti con il Mega è successa spesso. Ma questa volta l’articolo non era su Notari. Anzi, l’articolo non era per niente polemico. Era solo una presentazione dei servigi che io e Pisi offrivamo alle giocatrici americane di softball in vista della ricerca di una squadra in Italia. Nell’articolo mi vantavo di aver fatto ottenere contratti da 2.000 dollari al mese. Che con il cambio di allora facevano un 2.6 milioni di lire. Circa il doppio di quello che guadagnavo io dalla radio. A curare i miei interessi, non sono mai stato bravissimo…

Scrissi una lettera di chiarimenti (“sono rimborsi spese, non diventano professioniste”) a Porter che non rispose. E assunse ai miei occhi lo status di entità inavvicinabile. E in qualche modo lo era, visto il suo impegno a girare il mondo a bordo di un aereo (si dice che abbia totalizzato 10.000 miglia, 16.000 chilometri, in viaggi) per portare il softball alle Olimpiadi. Impresa che gli riuscirà il 13 giugno del 1991.

Io e Porter ci siamo conosciuti di persona un giorno del 2003 a Macerata. Io (nel frattempo tesserato per la FIBS, come tecnico, e anche per l’Ordine dei Giornalisti) in qualità di Addetto Stampa FIBS e l’allora manager della Nazionale italiana di softball Barry Blanchard lo incontrammo a margine del suo tour europeo atto a convincere i membri del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) a non escludere il softball dai Giochi.

Sapete tutti che il tour non andò benissimo. Ma il fatto di non essere riuscito a evitare l’esclusione dal programma olimpico non costò nulla a Porter. Che incontrai di nuovo 6 anni dopo a Milano. Io ero sempre Addetto Stampa della FIBS, lui era sempre Presidente della Federazione Internazionale Softball (ISF) e il softball era ancora fuori dalle Olimpiadi. E senza una concreta speranza di rientrarci. Il CIO riteneva che solo una posizione comune di baseball (maschile) e softball (femminile) potesse portare alle condizioni per prendere in considerazione la candidatura. Ma Porter con il baseball non si voleva mischiare. Anzi, considerava disdicevole essere accostato a uno sport colpevole di non portare i migliori atleti ai Giochi e invischiato in problemi di doping.

Dal suo punto di vista, Porter non aveva tutti i torti. Al voto fatale che sancì l’esclusione nel 2005, al softball sarebbe bastato un consenso in più per restare nel programma delle Olimpiadi. Per essere precisi: il voto finì in parità e, incredibilmente, non venne chiesto di rivotare, come la prassi avrebbe suggerito.
Il baseball arrivò più lontano dall’obiettivo. Ma dal punto di vista del CIO, il batti e corri era uno sport solo: il baseball per i maschi e il softball per le femmine. Erano 20 anni almeno che i membri del Comitato Olimpico a Porter cercavano di spiegarlo. Ma invano. Anche perché Don subiva la pressione dei Paesi (Argentina, Canada, Nuova Zelanda) dove il softball maschile era (ed è) una potenza e che non avevano ancora digerito l’idea che come sport olimpico il softball fosse femminile e basta.

Don Porter deluse il Presidente della Federazione Internazionale Baseball (IBAF) Harvey Schiller rifiutando una candidatura comune. I 2 però su un punto erano d’accordo: l’esclusione di baseball e softball fa parte di un “complotto anti americano”.
Anche in questo caso, non siamo troppo lontani dalla realtà. Il sentimento anti americano nel CIO regnava, ma soprattutto perché il governo del Comitato che aveva gestito l’esclusione di baseball e softball era nato come reazione allo scandalo che precedette l’assegnazione dei Giochi Invernali 2002 a Salt Lake City.

Certo, parlare liberamente di “complotto anti americano” non lo rese più popolare al CIO. Ma Don Porter era americano fino al midollo. Classe 1930, aveva giocato (con ottimi risultati) a baseball e football. Nel football era stato anche arbitro fino alla NFL.
Porter era stato arruolato per la guerra di Corea, senza per la verità vedere mai il fronte. All’epoca era già sposato con Jean, che gli darà 3 figli. La dinastia dei Porter al momento consta di 12 nipoti e 14 pronipoti.

Don Porter NFL referee
Don Porter impegnato come arbitro nella NFL

Degli americani Porter conservava la caratteristica di aggiustare il racconto in modo da rendere coerente la Storia con la narrazione che più era funzionale ai suoi disegni.
Nell’aprile del 2018 lo intervistati per ore nella fase di ricerca che avrebbe poi condotto alla pubblicazione della seconda edizione di The Game We Love, il mio libro sulla storia del baseball e del softball internazionali. Omise di dirmi che a metà anni ’80, assieme all’allora Presidente IBAF Robert Smith, era arrivato a una passo dal far nascere una Confederazione Internazionale di Baseball e Softball.
Qualche settimana dopo, quando Smith mi invio la carta intestata che avevano a suo tempo creato, gliene chiesi conto. E mi disse: “Adesso che mi ricordo, qualcosa ci fu”.

Robert Smith e Don Porter

Don Porter è il padre del softball internazionale. Ma omette di dire che un docente universitario giapponese di nome Jiro Iwano e quelle che lui chiamava “le 3 ragazze australiane” (Merle Short, Esther Deason e Marjoirie Dwyer) avevano letteralmente tirato per la giacchetta lui e Bill Kethan, futuro primo Presidente ISF, per convincerli a concepire eventi di softball al di fuori degli Stati Uniti.

Parlammo come detto per ore, nell’aprile del 2018. Porter non abbandonò mai lo schema di narrazione che lo aveva portato a scrivere con Buck Johnson il libro biografico sull’Odissea Olimpica del softball. Con tanto di voce impostata da autentica star di Hollywood.
O forse per un attimo uscì dal personaggio. Accadde quando gli chiesi perché era vegetariano, caratteristica decisamente non comune negli statunitensi della sua età.
Porter esitò un attimo, poi mi disse: “Avevo 9 anni e il mio migliore amico era un coniglietto. Quando iniziò il razionamento, in casa mia spesso mancava la carne. Una sera in tavola arrivò proprio il mio amico”.
Esitò e poi disse: “La visione mi disturbò e mi rifiutai di mangiare quella carne. Iniziai a piluccare il resto che c’era in tavola”.
Concluse dopo aver abbassato lo sguardo: “Non ho mai più mangiato carne”.

Don Porter è sopravvissuto al linfoma non Hodkins 2 volte, una terza al cancro alla vescica. Nel 1974 si è trovato su un aereo dirottato da un pazzo che voleva semplicemente visibilità. Ma che arrivò a minacciare l’equipaggio con una pistola carica. Nel 1982 ha subito minacce di morte a Taiwan dopo aver vietato l’uso della bandiera della Repubblica di Cina e imposto quella del Comitato Olimpico, come da protocollo CIO.

La sua carriera di dirigente sportivo internazionale è inimitabile. Segretario Generale ISF dal 1965 al 1987, Presidente dal 1987 al 2013, membro dell’Esecutivo del Comitato Olimpico degli Stati Uniti (USOC) dal 1968 al 1988, fondatore e primo Segretario Generale dei World Games, membro dell’Esecutivo del GAISF (General Association of International Sports Federations) dal 1984 al 2006, membro dell’Esecutivo ASOIF (Association of Summer Olympic Sports Federations), membro della Commissione Stampa del CIO. Nel 1997 ha ricevuto l’Olympic Order. Nel 2017 il Collar of Honour, la massima onorificenza WBSC.

Sto riascoltando la sua voce che mi dice: “Per arrivare alla fusione tra ISF e IBAF ho dovuto litigare con persone che ritenevo amiche. Devo ammettere che anch’io avrei voluto rimanere indipendente. Ma la direzione intrapresa è quella giusta”.

Riposa in pace, Mr Porter.

Nella foto di copertina (cortesia WBSC) Don Porter è al centro tra il suo successore Dale Mann (sinistra) e il Presidente WBSC Riccardo Fraccari

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