Carlos Cuesta

Senti, Cuesta: e adesso?

CALCIO, SCHIROPENSIERO, SPORT

Attorno alle 16:50 di domenica 27 settembre il Parma Calcio ha seminato il panico con un laconico post: Nota del Club-Carlos Cuesta.

Il primo che ha fatto clic sul link ha scoperto che “Carlos Cuesta non è più l’allenatore della prima squadra maschile”.

Io, che mi stavo dilettando nella lettura di un’intervista di Gabriele Romagnoli a un Sylvester Stallone chiaramente affetto da megalomania all’ultimo stadio (ma anche l’ego di Romagnoli non scherza, se vogliamo dirla tutta), alle 16:59 ho sentito vibrare il telefono e preso atto di un messaggio che mi riportava un link che faceva riferimento alla notizia tratta dalla Nota del Club e un commento: “Fosse vero, follia”. Alle 17:12 ha fatto seguito un secondo commento: “Appunto, follia”.

Sono andato un po’ nel panico. E adesso, con il nuovo allenatore come faccio, con il soprannome. Già mi avevano tolto Cata[Pecchia]. Per trovare l’intercalare Senti, Cuesta mi ero dovuto far aiutare. Ho guardato immediatamente il sito di Gianluca Di Marzio, che notoriamente spiattella una serie di candidati. E mi sono subito augurato che il Parma scegliesse Zanetti, per il quale avrei pronto un Gualtiero piuttosto soddisfacente. Ma alla fine sarà Alberto Gilardino, per il quale non ho pronto un soprannome. Ma al quale sono in qualche modo grato perché mi fece fare uno scoop come direttore di Teleducato Piacenza, finendo inavvertitamente con l’auto in un canale.

Classe 1982, Gilardino è nato a Biella, ma a 15 anni si è trasferito a Piacenza. Come calciatore, era un centravanti classico. Nel Parma, arrivò a 20 anni dopo aver giocato nel Piacenza e nel Verona, ha segnato 50 gol in 96 presenze. Poi ha fatto il salto al Milan, ha partecipato alla vittoria del Mondiale 2006 (in Nazionale vanta 19 gol in 57 presenze), quindi ha segnato per Fiorentina, Genoa, Bologna, Guangzhou in Cina, Palermo e Spezia, con cui ha concluso la carriera in Serie B nel 2018. Ha giocato anche per Empoli e Pescara, ma senza mai segnare.

Finita la stagione 2018, Gilardino ha iniziato la carriera da allenatore al Rezzato (comune di 13.000 abitanti circa in provincia di Brescia) come vice di Massimo Gardano, che è poi stato sostituito da Luca Prina e quindi dallo stesso Gilardino, che ha portato la squadra ai playoff di Serie D, persi contro la Pro Sesto in semifinale.
Nella stagione successiva ha guidato la Pro Vercelli al 14° posto nel girone A della Serie C. O meglio: ha portato la Pro al 14° posto a febbraio, quando il COVID ha provocato la sospensione di tutti i campionati. Com’è noto, la Serie C non avrebbe mai completato la stagione.

Ritroviamo Gilardino al Genoa come allenatore della Primavera nella stagione 2022-2023. L’allenatore della prima squadra, retrocessa l’anno prima in Serie B dopo 15 stagioni consecutive in A, è il tedesco Alexander Blessin. Che passa 15 giornate a insultare i propri giocatori, finché il presidente Alberto Zangrillo non lo caccia, promuovendo proprio Gilardino dalla Primavera.

Il 5 febbraio 2023 c’è il primo incrocio tra Gilardino e il Parma. Perde al Tardini (2-0, gol di Benedyczak e Vasquez). Ma il Genoa di Gilardino è una signora squadra. In rosa spiccano l’attuale portiere dell’Inter Pepo Martinez, il difensore Radu Dragusin, un centrocampista solido come Milan Badelj, la stellina Albert Gudmunsson, l’attaccante di categoria Massimo Coda. Alla fine farà 73 punti e conquisterà la promozione in Serie A.

Nel primo anno di Serie A, il Genoa di Gilardino, supportato da una media di oltre 33.000 spettatori nelle gare interne, ottiene un ottimo undicesimo posto. L’anno dopo va peggio. Dopo 12 giornate, e nonostante la vittoria al Tardini per 1-0 con gol di Pinamonti la settimana precedente, e dopo un pareggio interno con un Como non ancora grande, il nuovo presidente Dan Sucu dirà che con Gilardino può bastare e chiamerà Patrick Vieira.

Lo scorso anno il Gila (ecco un potenziale soprannome: Mario; il giocatore del Milan si chiama Mario Gila, e Mario mi consentirebbe le varianti SuperMario e UltraMario; ma accetto consigli) ha ripreso dal Pisa neo promosso in Serie A. Non è andata benissimo: dopo 23 giornate, con la squadra ultima assieme al Verona con 14 punti, a -4 dalla zona salvezza, il presidente Giuseppe Corrado (in passato, interessato all’acquisto del Parma) lo ha congedato per dare la squadra a Oscar Hiljemark. E finire ultimo a 20 punti dalla zona salvezza.
L’8 dicembre, Gilardino e il Pisa subirono una partita sfigatissima in casa contro il Parma. Forse quella in cui teorizzai il Fattore CdC (Culo di Cuesta).

Ora, Paolone[Cherubini], premesso che, con tutta la fatica che ho fatto per queste ricerche, mi devi per forza ingaggiare Gilardino, ho comunque una domanda: ma il cambio ci stava?

Il comunicato di domenica alle 16:50 recita: “Sono venute a mancare le condizioni necessarie affinché si potesse proseguire il lavoro intrapreso”. E parla di una “scelta condivisa”. Lo stesso Cuesta ha confermato che non c’erano più le condizioni per proseguire e che la separazione è stata consensuale.

Ora, il diritto di famiglia italiano ha, a causa dell’eccessivo costo degli avvocati divorzisti, creato l’istituto giuridico della separazione consensuale. Sono separazioni che sfociano molto spesso in liti furiose, ma extragiudiziali, quindi gratis. Senti, Cuesta: non avrai mica fatto lo stesso? O i soldi che ti venivano, li porti a casa comunque?

Dal punto di vista del Parma, non si riesce onestamente a capire come sia possibile “aver verificato la volontà comune di proseguire nel percorso intrapreso” a luglio, per poi scoprire che a settembre sono venute a mancare “le condizioni necessarie”.

Sia chiaro, separarsi da Cuesta dopo la scorsa stagione ci poteva anche stare. Specie nel caso in cui i vertici avessero preso atto che portare a casa 9 punti con un tiro in porta (Milan-Parma, Bologna-Parma, Udinese-Parma) sarebbe stato difficile da replicare. E Paolone, del fattore CdC, sembrava piuttosto consapevole.

Ma ci poteva anche stare confermare Cuesta. Magari cercando di rendere meno necessario il ricorso al fattore CdC rinforzando la squadra. E non cedendo il portiere e il centravanti titolare. E in ultima analisi, anche un difensore titolare (che io peraltro rimpiango poco) all’ultimo momento. Per non parlare del braccino corto dimostrato nella trattativa con Strefezza, con il quale il Palermo, squadra di Serie B, è stato più generoso.

Quel che secondo me non ci sta, è cambiare. Così e adesso. Ma sarà poi il tempo a dire chi ha ragione.

C’è poi un’ipotesi a cui ho pensato. Che Cuesta abbia battuto cassa, chiedendo un adeguamento del contratto agli stipendi degli allenatori arrivati dietro di lui lo scorso anno. E soprattutto, un accordo che gli garantisse oltre giugno 2027. E che la società gli abbia detto di no.
Anche qui, ci sta sia fare questa richiesta sia rifiutare la proposta. Ma se è così, fatecelo sapere.

Per gli appassionati di questa rubrica che, com’è noto, ha recentemente cambiato casa, avrei un sondaggio. Vi piace l’immagine qui sotto come copertina?

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