Sono tornato al posto 73, fila 25, della Tribuna Centrale Est per la prima volta da quando la rubrica Il Distinto sul sito StadioTardini è morta.
Questa rubrica non si chiama Il Distinto. Il titolo era un’idea del direttore di StadioTardini, Gabriele Majo, che ne può fare quel che vuole. Io riprendo da dove ci eravamo lasciati.
Domenica 20 settembre era semplicemente una giornata perfetta per andare allo stadio di calcio. “Andare al Parma”, come diceva mio prozio Luigino, iniziatore della mia carriera di frequentatore dell’Ennio Tardini nel lontanissimo 1970. Ma anche per fare un giro in centro. Così è successo che mi sono attardato tra via Garibaldi e via Cavour e sono arrivato a occupare il mio posto dopo che la Marcia Trionfale dell’Aida si era conclusa e la fisarmonica di Gigi Stock era partita. A parte qualche piede pestato e il preoccupato “ce la fa ?” di una coppia di amici, giustamente timorosi che il mio quintale si potesse abbattere su di loro, mi sono sistemato in tempo per il minuto di raccoglimento in ricordo di Sandro Mazzola.
Che poi, il Baffo a me non è che stesse particolarmente simpatico, parlandone da vivo. Almeno, non mi era più simpatico da quando (era il 3 luglio del 1977) citò addirittura la Divina Commedia (“vuolsì così colà, dove si puote ciò che si vuole”) per imputare la sconfitta dell’Inter nella finale di Coppa Italia (gol di Aldo Maldera e tal Braglia, attaccante dalla chioma fluente; resterà l’unico derby di Milano in finale di Coppa Italia) al fatto che non fosse stata comminata a Gianni Rivera una squalifica che lui riteneva sacrosanta. Fu l’ultima partita di Mazzola da calciatore. Impietoso, dichiarai: “Ha dovuto bruciare anche oggi.”
Rivera andò avanti un altro paio di campionati, vincendo lo scudetto della stella da capitano a mezzo servizio.
Dicevo del Baffo (Alessandro Mazzola, secondo le figurine Panini. Così come c’erano Giovanni Rivera e Luigi Riva). Che non mi stava simpatico. Ma per il minuto di silenzio, mi sono alzato in piedi commosso. E ho abbassato la testa, perché per un minuto di silenzio, di solito si sta in silenzio. Non si applaude. O peggio, come è successo prima di Juventus-Atalanta.
StraCuesta è partito con una formazione schierata con il 3-4-2-1 (chiariamolo subito: non ci saranno Note di Majo; Nota di Schiro). Ma è durata poco. El Bilal Touré e Romero stavano vicini, Del Prato e Valeri facevano i difensori e Lontani era sulla linea dei centrocampisti. Era un 5-3-2 bello coperto. E non se ne parli più.
A parte che mi piace molto questo dare i numeri al riguardo del sistema di gioco. Come se parlassimo di Calcio Balilla. Una delle cose più ovvie del calcio è che il campo va occupato per quanto è possibile. Quindi, non è che se un avversario è lanciato in porta tu lo devi lasciare andare perché giochi con il 4-3-3 e non puoi lasciare il tuo posto.
Mi dedico subito all’UNPOPULAR OPINION: secondo me, El Bilal Touré è stato il migliore del Parma nel primo tempo. Almeno fino al minuto 38, quando Romero si è fatto beffe di Ostigard e, resistendo al ritorno di Mercandalli, ha messo la palla alle spalle di Bijlow e portato il Parma in vantaggio.
“Se gli dai la palla in area, questo è uno da 20 gol”, ha tuonato l’Odiatore di Sohm e detrattore di Cuesta dalla chat della mia Lega di Fantacalcio, rompendo il silenzio seguito al mio endorsement di El Bilal.
Di certo, nulla lasciava presagire che ci potesse essere un gol, per quel che si era visto nel primo tempo. “Queste sono 2 squadre che giocano per non perdere”, ho sentito mormorare alle mie spalle.
Nel secondo tempo mi sono scaldato quando Corvi ha accennato a un balletto su un contropiede, innescato dal fatto che il Parma non è riuscito a chiudere l’azione su un corner a favore. Anzi, Fabbian, che era entrato all’ennesimo contrasto perso da Lontani, ha di fatto spazzato l’area del Genoa.
Corvi ha completamente sbagliato la posizione (prima) e la scelta (poi). Dopo l’incertezza, ha peggiorato le cose uscendo incontro a Osmajic, dandogli una porta bella larga da centrare. E infatti il montenegrino classe 1999, gran bomber nella Serie B inglese, ha appoggiato la palla sul palo interno per il gol del pareggio.
Che io non sia un ammiratore di Corvi, è abbastanza risaputo. Ma mi chiedo cosa debba fare il buon Edo per avere meno di 6.5 in pagella. A parte sbagliare l’unica cosa che ieri avrebbe potuto onestamente sbagliare.
Allo stesso tempo, mi chiedo come faccia Mitraglia[De Rossi] a sostenere che il Genoa ieri avrebbe meritato di più, visto che non si è vista una trama degna di questo nome. Sia chiaro, non è che il Parma abbia fatto molto di più. Ma del numero di Romero abbiamo detto. E a 10 dalla fine, c’è stato un altro numero, e di un insospettabile: Pontus Almquist, uno di cui ho in passato parlato bene, quasi come di Corvi. Lo svedese ha bruciato Mercandalli e, una volta in area, ha freddato Bijlow.
Torniamo a Mitraglia. Nella conferenza stampa di presentazione se la era presa con quelli che “si comprano le cuffiette, la webcam e si improvvisano esperti di calcio con un linguaggio imbarazzante”. Non è che abbia torto, Mitraglia, ma ricordo che poche settimane fa aveva dichiarato, nella sostanza, che in Serie A, se fosse per lui, allenerebbe anche uno che fino a ieri faceva altro. “Tanto non guidiamo mica un Boeing con 300 persone a bordo.”
È il caso di mettersi d’accordo con se stessi, Mitraglia.
Nella chat della mia Lega di Fantacalcio, non ci metteremo mai d’accordo. Dopo la mia menzione di El Bilal Touré, sono emersi altri 2 nomi per il migliore del Parma: Valeri (sospetto; Franca aveva appena fatto uno di quei numeri inutili che tanto piacciono al Tardini, tipo tunnel a un avversario per tornare al punto di partenza e lo aveva fatto davanti a colui che lo aveva nominato, il nostro manager bancario ed ex promessa del radiocronismo) e poi addirittura Troilo (ancora più sospetto; non ha ancora imparato a tenere le mani a posto).
Comunque il Parma ha vinto. E io non intendo seguire la perenne lagna del “sì, però non siamo ambiziosi”.
Il senso è sempre che dobbiamo fare 40 punti. E senza badare tanto per il sottile. Il fatto che la difesa abbia recuperato una sua solidità, non può che essere una buona notizia. Il fatto che Romero veda la porta, non può che essere una buona notizia. Che El Bilal la porta la veda poco, è viceversa una conferma, oltre che una cattiva notizia. Ma parliamo di un giocatore con molte qualità. Direi che è il talento maggiore della rosa. Che Sierro, anche se un po’ compassato, stia dando molto ordine e mostri personalità chiedendo la palla è ancora una buona notizia. Vedere i giocatori che si rincuoravano l’un l’altro nel finale a ogni contrasto vinto, mi fa dire: il gruppo c’è. E se il gruppo c’è, senti Cuesta, è anche merito tuo.
Due note importanti prima di chiudere:
- Con il ritorno al gol di Pulisic, mi sono qualificato (contro ogni aspettativa) per le semifinali della Coppa di Lega di Fantacalcio. Dopo la sosta, inizia il campionato.
- Luto non ha potuto seguire molto, solo un po’ via internet, ma è comunque vicino al suo Cuesta.