“Ilium e Olympos” di Dan Simmons: spunti letterari

LETTERATURA, Malesia, Indonesia, Filippine e Micronesia 2015-2016

Ecco alla fine il primo dei 2 articoli su Ilium e Olimpos di Dan Simmons. Con quelli sulle letture che ho fatto nel mese, vado a chiudere la serie di pezzi sul viaggio invernale, iniziata il 13 gennaio. C’è da segnalare questo: avevo preparato non pochi appunti sui 2 libri, ma non li trovo più. Quindi vado a istinto e sentimento, chissà che non venga meglio. Il primo articolo sarà sugli stimoli letterari, il secondo su quelli scientifici

Thomas Hockenberry è un ex docente di LetteraturaDan Simmons classica nato attorno alla metà del ventesimo secolo e morto a poco più di 50 anni di cancro. Ha vissuto una vita “non così felice”. Ce lo dice lui nelle pagine di monologo interiore nelle quali ci racconta del suo ruolo di scholic. Gli dei dell’antica Grecia lo hanno riportato in vita e lo hanno messo al loro servizio come cronista della Guerra di Troia. Che sostanzialmente si svolge come l’ha raccontata Omero nell’Iliade. Almeno fino a un certo punto.
Sarebbe già uno spunto interessante per un romanzo di Fantascienza, ma in Ilium (che Dan Simmons ha scritto nel 2003 e che Mondadori ha tradotto in Italiano dividendolo in 2 volumi: L’assedio e La rivolta) si tratta solo di una delle vicende che si intrecciano e che arriveranno (più o meno) a compimento nel secondo romanzo della serie: Olympos (che data 2005 e che Mondadori ha tradotto in altri 2 volumi:  La guerra degli immortali e L’attacco dei Voynix). C’è infatti quella che riguarda un gruppo di umani vecchio stile, ridotti a poche migliaia di individui su una terra nella quale si vive per 100 anni tondi, divisi in 5 periodi di 20 anni (il ventennale sostituisce il compleanno) e non ci si deve preoccupare della propria salute, visto che i corpi vengono riparati ciclicamente, e nemmeno di doversi spostare: i servitori, detti Voynix e del perchè ho già parlato, trasportano gli umani vecchio stile con delle carriole per le brevi distanze e il teletrasporto si occupa del resto. Siamo in un futuro lontanissimo, probabilmente nel quarto millennio, ma un riferimento temporale preciso Simmons non ce lo dà.
La terza vicenda è quella dei Moravec, che sono creature in parte organiche e rappresentano l’evoluzione delle sonde che l’umanità ha lanciato nel sistema solare verso la fascia degli asteroidi. Hanno colonizzato le Lune di Giove e sentono un irresistibile bisogno di rendersi utili all’uomo.
In Ilium e Olympos si trova tutto quello che un amante della Fantascienza cerca in un libro: astronavi, viaggi nello spazio, viaggi nel tempo e ovviamente moltissimi riferimenti scientifici, dei quali mi occuperò nel secondo articolo. Ma quel che è peculiare di Simmons è l’omaggio che fa al sé stesso lettore. I riferimenti letterari danno infiniti spunti a chiunque voglia approfondire. Ma vado con ordine.

Robert Browning
Robert Browning

Tra gli umani vecchio stile c’è Harman. Ha raggiunto i 99 anni e non è pronto a morire. La sua ricerca di una soluzione per prolungare la propria vita ci porta a scoprire una realtà ben diversa da quella che gli altri umani vivevano inconsapevoli.  A dominare il mondo c’è Prospero, il mago de La Tempesta di William Shakespeare. Molti ricorderanno che il responsabile del naufragio che apre La Tempesta è Ariel, lo spirito dell’aria che vive sull’isola dove è ambientato il dramma. Lo incontriamo anche qui. Così come incontriamo Calibano, il mostro che Prospero ha ridotto in schiavitù, ma nella versione del poema Caliban Upon Setebos scritta dal vittoriano Robert Browning  nel 1864 (è contenuta in Dramatis Personae, il lavoro che pubblicò dopo la morte della moglie e che ne rilanciò la carriera). Il Calibano di Browning è fortemente influenzato dagli studi di Charles Darwin e se la prende con l’arbitrarietà del suo dio (Setebos, appunto). A tratti si ha l’impressione che Calibano si senta in qualche modo divino. Non è una lettura facile: dal punto di vista metrico, Caliban upon Setebos è volutamente irregolare e Calibano parla in una terza persona curiosamente biblica e nell’Inglese del 1800. Il suo soliloquio si pone il dubbio: ma Dio è giusto come noi crediamo? E’ vero che siamo fatti a sua immagine e somiglianza? Se considerate che scriveva nella seconda parte del 1800 e aveva appena provato un forte dolore personale,  concluderete con me che era proprio figlio del suo tempo.
A Simmons i temi religiosi interessano molto. Nella saga di Hyperion troviamo un Vaticano che ha recuperato un potere temporale tramite la militarizzazione del clero e la scoperta del crucimorfo, un parassita che permette di risorgere infinite volte, anche in caso di morte violenta.
Se Browning si poneva il tema dal punto di vista dell’uomo del diciannovesimo secolo in difficoltà nel far convivere la Fede con l’avanzata imperiosa delle scoperte scientifiche e del pensiero filosofico, Simmons se lo pone dal punto di vista dell’uomo del ventesimo secolo che teme di non sapere dove ci potranno portare tecnologia ed evoluzione scientifica, incontrollate come sono nel ventunesimo secolo che sta vivendo nella sua maturità. E trova la risposta nella letteratura, a cominciare dal suo beneamato John Keats e ad Adamo, che sognò e quando si svegliò trovò che il sogno era vero. Per Simmons, quello che ci salverà è il nostro cervello. Ma non la sua capacità di scoprire chissà cosa, bensì la capacità di immaginare.
L’apice lo scrittore lo raggiunge nei dialoghi tra i Moravec Orphu di Io e Mahnmut di Europa. Il primo conosce a memoria Proust di Alla ricerca del tempo perduto e torna ripetutamente sul concetto che il ricordo deve fluire spontaneo e incontrollato. Il secondo conosce a memoria i Sonetti di Shakespeare, che Simmons stesso sostiene essere spesso troppo difficili per consentire una interpretazione (ci sono pagine e pagine di opinioni sulla scrittura creativa, sul sito di Dan Simmons, a dimostrazione di quanto sia colto uno scrittore popolare di successo…) seguendo la tradizione accademica.
Alla fine, i Sonetti sono stati la maniera per lo Shakespeare maturo di ridiscutere le tematiche che aveva affrontato nelle sue opere teatrali. I Sonetti di Shakespeare sono lavori in costante evoluzione. Scrive Simmons: “Un po’ come gli elettroni attorno al nucleo dell’atomo”.
Vogliono insomma rappresentare una mente (non necessariamente quella di Shakespeare) che continua a elaborare concetti senza seguire per forza un cammino predefinito.
E questo concetto di mente umana ci porta direttamente al secondo articolo, che partirà dal perché Simmons ha chiamato Orphu e Mahnmut e i loro simili Moravec.

Per la cronaca: Hockenberry, al quale Simmons si prende la soddisfazione di far avere una storia d’amore con Elena di Troia, dice ripetutamente di essere “figlio di Duane”. Duane Hockenberry era in effetti un compagno di Università di Simmons e con lui rivaleggiava per il titolo di scrittore più promettente del Campus. E’ morto giovanissimo, in circostanze tragiche.

14-CONTINUA

1-INIZIO DALLA FINE     2-MOMPRACEM NON E’ POI COSI’ VICINA
3-LA VISITA DI KUALA LUMPUR    4-SUMATRA, DOVE MORI’ NINO BIXIO
5-L’INCONTRO CON L’ORANGO    6-IL BAGNO DEGLI ELEFANTI
7-LE FILIPPINE    8-GUAM E I “SOLDATI FANTASMA” GIAPPONESI
9-NIENTE SQUALI A TRUK   10-PERCHE’ TRUK HA LE MIGLIOR IMMERSIONI SUI RELITTI
11-I RELITTI DI TRUK: LE NAVI
   12-I RELITTI DI TRUK: GLI AEREI
13-DA SINGAPORE UN VIAGGIO NUOVO